Raffaella Regoli. Orgogliosamente “Sospesa”
“I giornalisti dovrebbero restituire il significato alle parole”

Inizia così la conversazione tra me e Raffaella Regoli.
La paura esercita da sempre un controllo.
La narrazione terroristica che ormai da anni viene impartita al pubblico ha contribuito a smantellare ogni punto di riferimento.
La maggior parte delle persone è sopraffatta dai continui, martellanti input negativi che si trova a subire.
Le informazioni con le quali viene imboccata costantemente la popolazione, risultano essere un avvelenamento quotidiano dell'anima.
Ogni giorno si aprono ferite all'interno delle stesse famiglie.
Le divisioni scavate da quello che viene comunemente denominato mainstream sono sotto gli occhi di tutti.
Sono stati coniati termini in grado di rinchiudere l'umanità in due diverse categorie.
Ad una è stata data un'identità buona, all'altra è stata appiccicata l'etichetta di negativa, immorale, colpevole.
Dall'alto è stato lanciato un amo. Il resto lo hanno fatto le persone.
Ora basta.
Raffaella proprio non ci sta.
Le etichette non solo le vanno strette, ma crede fermamente non servano a descrivere la natura di una persona, né le sue reali competenze.
Raffaella combatte quello che crede essere ingiusto.
Al porto di Trieste, durante le manifestazioni di ottobre 2021, lei era accanto ai lavoratori.
Quello che in televisione hanno fatto vedere è solo una minima parte di quello che realmente è accaduto.
Quel 18 ottobre, quando sono stati puntati gli idranti e dei liberi cittadini sono stati attaccati, lei c'era, lei è rimasta lì quando tanti dei suoi colleghi erano già a casa a montare i loro servizi.
Quel giorno, mi racconta Raffaella ha segnato uno spartiacque.
Quel giorno lei ha potuto sentire sulla sua pelle la solidarietà della quale è capace l'essere umano.
Quel giorno al porto di Trieste non esistevano due diverse categorie di persone, c'erano invece uomini e donne provenienti da tantissime parti d' Italia, uno accanto all'altra, tutti con lo stesso obiettivo.
Lottare a nome di tutti per i propri insindacabili diritti. Lo stanno ancora facendo. Tutti insieme.
Laddove non esiste possibilità di scelta, non esiste libertà.
Ve lo ricordate l'attacco orchestrato alla CGIL? Ve lo ricordate il “Moto ondulatorio”?
Rammentate le persone sedute, mani intrecciate sotto i getti degli idranti?
“Vergognoso”
Così descrive Raffaella il comportamento delle istituzioni.
Lei è rimasta lì ore e ore a filmare le manganellate, i lacrimogeni da una parte, la solidarietà e il coraggio dall'altra.
Raffaella di battaglie ne ha combattute tante.
Era a Bibbiano a documentare i gravissimi abusi subiti da genitori e bambini.
Era accanto alla mamma di Cuneo nella sua lotta per riavere con sé i suoi quattro figli.
Era a Pavia accanto allo zio che si è visto strappare a forza dalle braccia il suo adorato nipotino.
Raffaella lavora a Mediaset dal 1996.
La sua è una carriera fatta di impegno, sacrificio, intelligenza ed etica.
Inizia facendo l'inviata. La sua dedizione non ha orari. La sua tenacia, la sua volontà la portano sempre in prima linea.
È corrispondente per il Messaggero, prima ancora di sostenere l'esame alla scuola di giornalismo. Poi arriva a Studio Aperto; suo è lo scoop sulla vicenda di Marta Russo che la conduce a “Porta a Porta” chiamata direttamente da Bruno Vespa.
Resta un anno e poi Liguori la rivuole a “Studio Aperto”.
Fa l'inviata per trasmissioni come “Lucignolo e Live”.
Lei fa la differenza sia davanti che dietro le telecamere.
Raffaella ha creato programmi che hanno lasciato il segno.
Sua è l'idea originale di Quinta colonna. Voleva dare voce alla gente, raccontare la politica in maniera nuova, diversa, e lo ha fatto.
È stata caporedattrice, responsabile di Mattino 5.
Raffaella ci crede. Crede nelle possibilità date a persone meritevoli e se ne va quando la sua etica glielo impone.
“Quando si lotta contro le palesi ingiustizie crescono e si fortificano i rapporti personali. Certo ogni scelta comporta dei rischi, ma io metto sempre le persone davanti ai servizi. Per me difendere l'etica è fondamentale.”
Questo suo modo di sentire la vita, l'ha portata a vivere nella condizione di “Sospesa”, a scrivere nero su bianco un diario con l'intento di raccontare una realtà diversa da quella che viene inoculata ogni giorno.
Raffaella si è sempre esposta, ora lo ha fatto ancora di più. Il prezzo che ha pagato per questo è stato caro. Ha perso tante di quelle che lei riteneva amicizie. La solidarietà che ha ricevuto in cambio però, ha un peso maggiore di qualsiasi critica.
Alla fine della nostra chiacchierata le faccio la mia solita domanda.
“Che messaggio vuoi inviare attraverso quello che scriverò?”
“Viviana, nella vita bisogna essere se stessi non quello che vogliono gli altri. Bisogna avere il coraggio di lottare fino in fondo quando si è convinti che una causa sia giusta. Io dico sempre che sono orgogliosamente ”Sospesa” e sono felice di aver trasformato un'accezione negativa, in un messaggio positivo. Nella vita si deve imparare a dire di no. Non siamo più abituati a farlo.
Se tutti avessimo il coraggio di dire no, piano piano si smantellerebbe quello che da tanti viene definito sistema malato. Vedi Viviana, il sistema da chi è formato? Il sistema malato non è fatto solo dei potenti lassù che impartiscono ordini dall'alto e vivono in una dimensione tutta loro. Il sistema malato è perpetuato e portato avanti da ogni singola persona che non ha la forza di dire di no alle palesi ingiustizie che avvengono ogni giorno.”
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