Guerre, tensioni e smarrimento: perché oggi rischiamo di non “esserci”

Apriamo i social e troviamo miseria.
Accendiamo la televisione e troviamo guerre, tensioni, escalation.
Scorriamo le notizie e troviamo allarmi continui.
A un certo punto non è solo paura.
È una sensazione più profonda: come se la storia stesse accadendo sopra le nostre teste, senza di noi.
Un grande studioso italiano del Novecento, Ernesto De Martino, chiamava questo stato “crisi della presenza”. Era un antropologo che studiava le culture popolari e i riti del Sud Italia. Con questa espressione spiegava cosa succede quando una persona o un’intera comunità rischia di non sentirsi più protagonista della propria vita. Di non riuscire più a “stare” nella storia.
Non è solo ansia,è smarrimento.
De Martino riprese anche le ricerche dello psicologo Pierre Janet, che parlava di dissoluzione quando l’io non riesce a reggere un trauma. Ma fece un passo ulteriore: spiegò che questa crisi non è soltanto psicologica. È anche storica. Accade quando il mondo cambia troppo in fretta, quando gli eventi sembrano più grandi di noi, quando perdiamo la sensazione di avere una presa sul tempo che viviamo.Non vi sembra attuale? Viviamo in un flusso continuo di notizie. Guerre lontane che diventano improvvisamente vicine, titoli che gridano commenti che amplificano. E mentre la tecnologia avanza, ci accorgiamo che il progresso tecnico non coincide automaticamente con un progresso umano.
Molti di noi sono cresciuti con l’idea che la storia andasse verso il meglio, più diritti, meno violenza, più civiltà, meno barbarie. E invece scopriamo che non è così lineare e ,come aveva già intuito Alessandro Manzoni, non tutto ciò che viene dopo è progresso. La storia non è una scala che sale.
è un movimento complesso, fatto di conquiste e di ritorni indietro.Il rischio, oggi, non è solo avere paura.è sentirsi impotenti.
Ma la crisi della presenza non è una condanna è un segnale in cui dobbiamo trovare nuovi modi per “esserci” per non lasciarci travolgere dal rumore continuo del mondo. Pensare è un atto di resistenza, informarsi con lucidità è un atto di responsabilità.
Parlarne, confrontarsi, scrivere è un modo per non dissolversi. La cultura non è un lusso per tempi tranquilli, è ciò che ci permette di restare presenti.E oggi, restare presenti, è già una scelta.

Emerita Cretella