Matilde Sorrentino, uccisa per aver salvato i bambini dai pedofili
Matilde Sorrentino viene uccisa il 26 marzo del 2004, all’età di 49 anni, in casa sua a Torre Annunziata.

Era sera, lei si trovava in cucina con suo marito quando bussarono alla porta. È proprio Matilde che va ad aprire, il marito non fa nemmeno in tempo a chiedere chi fosse che sente il rumore sordo di un colpo di pistola e poi un altro. Il killer scappa per le scale mentre uno dei figli della donna tenta di soccorrerla, ma inutilmente: un colpo al volto e uno al petto le avevano fermato il cuore.
Tutto era iniziato sette anni prima nel rione Poverelli, in un quartiere degradato e in mano alla camorra, nella scuola elementare di via Isonzo. Tanti bambini della scuola avevano iniziato a manifestare disagio, problemi di apprendimento, aggressività, ansia e paura, così come il figlio di Matilde, dunque lei decide, insieme ad altre due mamme, di abbattere il muro di silenzio su quanto accadeva da tempo nella scuola, nel silenzio generale, e sporgere denuncia alle forze dell’ordine per cercare delle risposte.
Partì una lunga indagine che portò a galla la cruda realtà: da anni i bambini venivano violentati nel sottoscala della scuola legati a un pannello di legno. Concluso l’anno scolastico furono arrestate ventuno persone con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di minori tra i cinque e i sette anni. Pochi mesi dopo inizia il processo e sul banco degli imputati compaiono personaggi di spicco della criminalità locale, tra questi Francesco Tamarisco, già noto alle forze dell’ordine e considerato il capo del clan camorristico dei Nardielli. La testimonianza schiacciante è proprio quella di Matilde.
Due anni dopo, nel 1999, la corte condanna in primo grado 17 imputati, tra cui anche il bidello della scuola (ucciso prima di scontare la sua pena, come un altro imputato), ma Tamarisco ottenne l’assoluzione in appello.
Passarono gli anni, cinque per l’esattezza, Matilde forse cominciava a lasciarsi alle spalle l’accaduto, ma fu in quel momento che si presentò la vendetta. Alfredo Gallo, 27 anni, salda il conto in sospeso con la donna come semplice esecutore. Dopo un anno viene arrestato e condannato all’ergastolo, ma ci vorranno altri 14 anni per trovare il mandante. È solo il 19 ottobre del 2018 che Francesco Tamarisco, assolto in appello per l’accusa di pedofilia, viene arrestato per aver ordinato l’omicidio di Matilde.
Si trattò di un’esecuzione perché lei aveva avuto il coraggio di denunciare i pedofili, una “punizione”, una vendetta del Tamarisco perché lei lo aveva denunciato.
Oggi Matilde non c’è più e a lei sono intitolati eventi e riconoscimenti. Nel 2012 il Comune di Napoli le dedica un monumento floreale nei giardini di Piazza Municipio e un anno dopo viene intitolata una piazza a suo nome nel rione Penniniello di Torre Annunziata.
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