(Ben)venuta in Sicilia

Ho trovato una sistemazione per fermarmi in Sicilia dopo l'ultimo viaggio di lavoro andato male. Sono andata a convivere con una persona conosciuta durante i viaggi precedenti. Ho fatto tanti progetti, alla fine abbiamo deciso (così credevo) che tornavo in Polonia, e rientravo con Karolina. Una volta giunta alla destinazione dovevo aspettare che il mio amico si facesse sentire. Niente. Ho anche scritto che aspettavo un bambino. Nessuna risposta.

Ho preso i soldi che mi rimanevano, Karolina, due barattoli di latte, qualche vestito e il biglietto di sola andata per la “terra promessa”. Ma come spesso accade, la realtà supera la fantasia, e “vissero felici e contenti” si legge solo nelle favole dei fratelli Grimm. 

Arrivati alla destinazione, la porta ci è stata aperta dalla moglie (che non so dove stava in tutto il tempo che io ho vissuto in quella casa), la quale di certo non mi ha accolto a braccia aperte. E ora? La porta chiusa in faccia, 15 mila lire in tasca, la pancia che cresce, Karolina e un piccolo ma incombente problema da risolvere: e ora che si fa? Dove andremo a dormire stanotte? Sono tornata nella piazzetta dove ci mettevamo a vendere la nostra merce non molto tempo fa. E come diceva il cantante De Andrè: “...ma la notizia un po' originale non ha bisogno d'alcun giornale. Corre veloce, dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca...”. In breve sono arrivate alcune persone che si sono incuriosite da questa situazione. Anche perché prima di tornare in Polonia ho conosciuto alcuni di loro, e il fatto di vedermi tornare con la bambina non poteva passare inosservato. Mi è stato proposto di andare a dormire, almeno per la prima notte, a casa di un tizio. Lui viveva da solo, potevamo rimanere lì almeno prima di trovare un’altra soluzione. Avevamo poca scelta, devo dire, e anche se l'idea non mi allettava affatto, ho accettato la proposta. Un passo alla volta.

Sto cercando di creare una specie di famiglia: io, la piccola, un uomo e un altro bambino in arrivo. Sono quasi contenta, abbiamo un tetto sulla testa, l'acqua corrente in casa, qualcuno che si prende cura di noi.

Quando è nato Daniele mi era sembrato che la mia vita finalmente potesse essere un po' più normale. Ma purtroppo gli impegni con Karolina mi hanno costretta a ridimensionare i suoi spazi. Ricordo veramente poco di quando era piccolo, quando ha cominciato a camminare, a parlare. Mi ricordo che si volevano molto bene. Almeno fino a quando Daniele era il più piccolo tra i due. Potrebbe sembrare strano che lo stesso fratello sia prima minore e poi maggiore. Ma Karolina cresceva lentamente. Lui che è nato due anni dopo, ci mette veramente poco a superarla. Forse anche questo mi ha permesso di farlo diventare ancora più grande di ciò che era. Forse per il fatto che riusciva a fare molte più cose di sua sorella, mi ha permesso di trattarlo da “adulto” troppo presto. Purtroppo questi ragionamenti li sto facendo solo ora, quando Daniele ha 21 anni. All'epoca ero troppo impegnata a sopravvivere in una situazione non certo delle più semplici.

A parte Karolina, anche la mia vita non era tra le più semplici; non avevo né amici né parenti. E la persona con la quale convivevo ormai da anni (sempre quella di “dove andremo a dormire stasera”), non era di grande aiuto, tutt'altro. Lui aveva il vizio del bere. Ma con il tempo il rapporto degenerò sempre di più. La cosa che ritengo più importante in una casa è la pace, e qui, per colpa soprattutto dell'alcol, ha cominciato a mancare seriamente. Non accetto più alcuni comportamenti, devo diventare più autonoma possibile. Autonomia è la sorella della responsabilità. Devo trovarmi un lavoro.

Ho scoperto che Karolina ha il diritto al riconoscimento dell'invalidità. Benvenuti nel mondo della burocrazia.

Come primo passo dobbiamo rivalutare la situazione dal punto di vista medico. Il centro che si occupa di questa malattia è al nord Italia, noi viviamo in Sicilia. Ma io non ho i soldi, e anche questo non è indifferente. È vero che non danno la felicità, ma non averli spesso moltiplica i problemi che già hai. Grazie alla colletta fatta dalle maestre dell'asilo possiamo partire. È stato umiliante, ma non avevo altra scelta. La salute prima di tutto.

 

Krystyna Kubaczewska

 

 

"VADO VIA DA CASA"

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