''Ciao papà, proteggimi da lassù''

Siamo in Puglia. Lei è Angela, 43 anni. Cinque anni fa le è stata diagnosticata una forma di Parkinson giovanile e le hanno spiegato che la sua vita sarebbe cambiata per sempre. A complicare la situazione nove mesi fa si è presentata una distonia cervicale secondaria che non gli permette di stare dritta. La cosa più semplice da fare dopo una notizia del genere sarebbe stata quella di piombare nella più assoluta disperazione, ma questa giovane mamma di due splendidi bambini non lo ha fatto, non ha mai permesso alla malattia di prendere il sopravvento sulla sua vita.

Angela ci ha già regalato la sua testimonianza di vita. Oggi ci parla di un amore grande, con il quale ha condiviso il dolore, la sofferenza, ma anche innumerevoli gioie. E’ l’uomo che l’ha sorretta quando non aveva la forza per farlo da sola. E’ l’uomo che lei ha sempre chiamato “Papà”.  

“La malattia mi ha insegnato che la vita è un soffio di vento, ne devi aver cura e, soprattutto, viverla al massimo, tutto quello che è futile ormai non mi appartiene più. Il destino con me non aveva ancora finito. Il mio papà mi è stato portato via in appena otto mesi da una malattia incurabile. Ho dovuto fare i conti con una realtà ancora più dolorosa, una parte di me è andata via con lui. Tutte le sere osservo il cielo, la stella più luminosa è lui che da lassù adesso segue il mio cammino, che si complica ogni giorno di più. Tutti abbiamo un angelo custode, il mio, sono certa, non mi abbandonerà mai.

Condividere con lui questi due mostri ci ha uniti fortemente, ho capito che i valori di questa vita sono altri, quel “corri corri”, il non raccontarsi più, non serve a nulla, le cose importanti sono gli abbracci, i ricordi di un'infanzia bellissima e l’amore dei nostri cari. Quando ci rendiamo conto che questo è il tesoro più bello della nostra vita, è sempre troppo tardi”.

 

Articolo a cura di Lucia Ottavi

 

VIVERE CON IL PARKINSON A 43 ANNI

 

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