In viaggio con Krystyna (parte 1)

Vorrei parlare di me, vorrei parlare di lei, vorrei parlare con Voi.

Io mi chiamo Krystyna. Lei si chiama Karolina. Voi? Mi piacerebbe conoscere i vostri nomi.

Vorrei che insieme facessimo un viaggio. Che percorressimo la stessa strada, ma tenendo bene a mente che il punto di vista di ognuno di noi è diverso. Siamo tutti diversi e non c’è una gradazione della “diversità”. Non possiamo dire che un uomo di colore (a prescindere di che colore) è più diverso della donna sulla sedia a rotelle. Che un uomo d’affari è più diverso della pescivendola. E un fruttivendolo, della fruttivendola. Ogni persona deve essere contestualizzata. Ogni differenza deve avere un suo opposto. Tutto questo lo dico solo per far capire che da vicino, siamo tutti uguali.

Anni fa mi trovavo in uno dei tanti ospedali che mi è capitato di visitare. Stavo assistendo mia figlia Karolina che è stata sottoposta ad un trapianto di rene. Condividevo la stanza con un’altra mamma. Anche suo figlio aveva subito lo stesso intervento. 

Lei, di origine algerina, io polacca. Lei musulmana praticante, io poco praticante ma di cultura cristiana. Lei sposata, io ragazza madre. Il suo era un maschio, la mia femmina. Vi assicuro, però, che il sangue dei nostri figli, le loro cicatrici, il nostro dolore e le nostre lacrime erano indistinguibili. Sfiderei chiunque a trovare la differenza. 

Guardami, ho la pelle scura.

Guarda me, le mie gambe sono fatte di ruote.

Lui è un eroe, lei una piccola eroina.

Lei prega, lui spera.

Loro si amano.

Ma lacrime, amore, sangue,

musica, danza o fame,

ci fanno sentire figli della stessa Terra.

 

Articolo a cura di Krystyna Kubaczewska

 

LA DOPPIA LOTTA DI UNA MADRE: LA MALATTIA DELLA FIGLIA E I DIRITTI NEGATI

 

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