Comitato Ascoltami. La storia di Milena

Milena Tulipano ha cinquant'anni e fa l'assistente sociale.

Nel Febbraio 2021, quando la narrazione mediatica bombarda tutti con le informazioni sul siero anticovid come unico metodo di salvezza alla pandemia, quando le istituzioni impongono a singole categorie l'obbligo di farsi inoculare un farmaco sperimentale pena la sospensione dal lavoro senza stipendio, Milena è costretta a sottoporsi alla prima iniezione.

A Marzo 2021 arriva il momento della seconda dose.

Milena si sente subito strana, ma torna al lavoro, perché ha preso soltanto un piccolo permesso per farsi fare la puntura.

Nel primo pomeriggio però lascia il suo posto e scappa a casa. Non sta bene.

Dopo una settimana, i bruciori al torace e alla gola sono talmente forti da indurla a consultare il suo medico di base che le diagnostica una faringite e le prescrive la cura farmacologica che reputa adeguata.

Non funziona.

I giorni passano e Milena sta sempre peggio.

Sente il suo corpo bruciare dall'interno. Fatica a deglutire, la testa le scoppia così come le orecchie.

Contatta diversi medici, fa un accesso in pronto soccorso facendo presente che ha fatto l'iniezione anticovid, chiede se i suoi malori potrebbero essere dovuti all'avvenuta inoculazione, in fin dei conti le hanno iniettato un siero del quale nessuno conosce la composizione né gli effetti. Alle domande di Milena, i camici bianchi rispondono con una diagnosi di faringite prima e di reflusso in seguito. Milena li ascolta e prende i nuovi farmaci che le vengono prescritti.

Intanto ha diverse sincopi, anche sul luogo di lavoro.

Il suo corpo si blocca. Lei sente, vede quello che la circonda, ma non riesce a muoversi.

È spaventata da quello che le sta succedendo, si sottopone a diversi esami.

Fa anche una gastroscopia che da risultati negativi.

Sta male, ma nessuno le crede.

Le persone che la circondano la fanno sentire sbagliata.

La colpa non può essere del siero, piuttosto è del suo corpo e della sua mente che non funzionano.

Milena però non si arrende, inizia a cercare informazioni in internet. Lei sa cosa sta passando, lei conosce il suo corpo, ci convive da cinquant'anni e sente che qualcosa non va.

Trova il Comitato Ascoltami e inizia a confrontarsi con chi come lei accusa sintomi post inoculazione. Trova persone che come lei si sentono abbandonate, non credute ed etichettate come bisognose di cure psicologiche.

Tramite i membri del Comitato viene a conoscenza di una realtà diversa rispetto alla narrazione mediatica.

Riesce ad ottenere un appuntamento da un immunologo, consigliato da un amico.

Il medico la visita, le fa fare diversi esami e quando ha in mano i risultati le certifica che lei ha una reazione immunitaria avversa causata dal siero anticovid.  Inizia a prendere cortisone e integratori.

Va fiduciosa dalla sua dottoressa con in mano il referto dell'immunologo. Un qualificato professore. Niente da fare, la dottoressa non riconosce la validità dei documenti che ha difronte e non le firma l'esenzione alla terza dose.

I mesi trascorrono tra corse in pronto soccorso, visite ed esami di ogni genere.

Quando le capita di chiamare il 118 Milena si sente dire che è preda solo dell'ansia e che si deve calmare. Stessa cosa le viene detta in ospedale. Le viene consigliato di prendere dei farmaci per combattere il suo stato di evidente alterazione nervosa. Ci prova, inizia anche ad assumere uno psicofarmaco, i dolori però continuano.

Contro il parere di tutti non si dà per vinta e prova ad andare da un allergologo.

Le diagnostica e le certifica un'allergia da Nichel post siero e inizia una disintossicazione. Elimina dalla sua vita tutto quello che contiene Nichel. Il suo stomaco sembra migliorare.

Siamo a Settembre. Milena assume il cortisone ormai da mesi e le viene consigliato di sospenderlo. Appena lo fa, i bruciori ricominciano. I sintomi si riacutizzano e la situazione torna uguale o peggiore di prima.

Il suo corpo ricomincia a bruciare.

Tutte le visite Milena le fa in privato a pagamento. Le spese sono enormi, arrivano a più di cinquemila euro. Gli specialisti costano, le urgenze si pagano a caro prezzo. Gli ospedali hanno tempistiche troppo lunghe rispetto al suo stare male.

Nella sua città, Grosseto fatica a trovare specialisti che la ascoltino senza insinuare che sia solo nevrotica. Consulta medici a Genova, Roma, Firenze in cerca di qualcuno che prenda in seria considerazione i suoi sintomi e che le dia una risposta esaustiva in merito alla causa del suo continuo stare male.

È proprio a Roma che trova un cardiologo che le prescrive un ecocardio. Finora nessuno aveva avanzato l'ipotesi che i suoi problemi potessero derivare dal cuore.

Arriva il responso. Milena ha una pericardite con un versamento di 10 millimetri, post vaccino non diagnosticata.

Inizia una terapia bomba di antiinfiammatori e betabloccanti.

Dopo più di un anno di inferno, inizia a stare meglio.

Carte alla mano, Milena invia diverse Pec sia alla regione che ai ministeri di competenza, per denunciare la sua situazione e il trattamento che le è stato riservato sia dal suo medico di base che da alcuni operatori del 118. Nelle sue email Milena scrive tutto. Riporta tutti i referti nei quali è specificato che le sue condizioni sono da riferirsi ad effetti avversi causati dall'inoculazione del siero anticovid. Sono diversi ad oggi gli specialisti che hanno sottoscritto quale sia stata la causa della sua condizione.

Milena non si è arresa, nonostante il dolore, nonostante il senso di abbandono, nonostante tutte le persone che l'hanno fatta sentire sbagliata, pazza e inadeguata.

Lei ha ascoltato se stessa e quello che il suo corpo le diceva.

Grazie alla sua tenacia, alla caparbietà e alla sua determinazione è riuscita ad avere una diagnosi e ad ottenere l'esenzione alla terza dose. Esenzione che le è stata firmata dalla sua dottoressa (ora l'ha cambiata) solo dopo aver fatto le dovute segnalazioni.

“Ti confesso Viviana che oggi guardo a chi ha deciso di non sottoporsi all'iniezione, con rispetto e quasi con invidia. Io oggi non mi sento più padrona del mio corpo e se tornassi indietro non lo farei più. Ognuno deve essere libero di scegliere e ha il diritto di essere informato rispetto ai rischi che corre. Io mi sono fidata come tanti altri e sono andata a farmi inoculare fidandomi ciecamente di quello che mi era stato detto e sono stata completamente abbandonata non solo dalle istituzioni, ma anche dal sistema sanitario. È profondamente ingiusto. Tutti hanno il diritto di essere curati e io insieme a tanti altri invece siamo stati trattati come pazzi. Mi auguro che il diffondere le nostre storie possa smuovere le coscienze di tutti, perché è sempre più evidente che c'è tanto altro oltre quello che ci hanno raccontato rispetto al siero.”

 

Articolo a cura di Viviana Donadello

 

 

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