Comitato Ascoltami. La storia di Francesco

Da quando lottare per la propria salute è diventato oltraggioso?

Il diritto ad essere curati è forse un lusso?

Da quando porsi delle domande è sinonimo di complottismo?

 

Il sentirsi abbandonati da chi aveva invece garantito protezione.

La frustrazione di non essere creduti.

La disperazione di non essere ascoltati.

La determinazione nel voler recuperare la propria vita.

Il desiderio di aiutare gli altri attraverso il racconto della propria sofferenza.

Sono queste le caratteristiche di tutte le persone che finora ho intervistato e che appartengono al Comitato Ascoltami.

Queste sono le emozioni e le sensazioni che attraversano coloro che hanno subito invalidanti danni a seguito dell'inoculazione del siero anti-covid.

Sono persone che hanno creduto nella scienza, che hanno avuto fiducia in quello che è stato loro detto attraverso le televisioni, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto.

Ogni persona che ho ascoltato ha un volto, un'identità, una famiglia.

E se la figlia alla quale hanno diagnosticato una miocardite fosse la vostra?

Se la madre che non riesce più a camminare fosse la vostra?

Se il padre il cui corpo è rimasto per metà paralizzato fosse il vostro?

Dietro il silenzio di tutto ciò che non viene rivelato ci sono persone che soffrono.

Oggi vi parlo di Francesco.

Il 28 giugno 2021 Francesco decide consapevolmente di sottoporsi all'iniezione che gli è stato garantito proteggerà lui e gli altri dal virus del Covid 19.

Dopo tre giorni, fatica a respirare, gli si bloccano le gambe.

Sua moglie chiama l'ambulanza che lo porta al pronto soccorso dell'Ospedale S. Scolastico di Cassino.

I primi accertamenti, la prima tac cerebrale che dà esito negativo.

Viene spedito con urgenza a Frosinone per effettuare una visita cardiologica e lì viene trattenuto in terapia intensiva.

La coronarografia alla quale è sottoposto rivela che le sue arterie sono libere.

Poi, il primo giorno di luglio gli viene riscontrato, tramite ecografia, il distaccamento del pericardio e viene trattenuto in terapia intensiva.

Qualcuno all'orecchio gli mormora di stare tranquillo che la sua condizione potrebbe essere riconducibile agli effetti avversi da “vaccino”.

Viene monitorato in camera e gli vengono somministrate tre cardioaspirine al giorno.

Resta in ospedale per dieci giorni al termine dei quali, prima della dimissione, gli viene consigliato di affidarsi ad un cardiologo.

Francesco è preoccupato, per se stesso, per sua moglie, per i suoi figli.

È un operaio assunto tramite un'agenzia interinale e teme di perdere il lavoro.

Fa quello che i medici in ospedale gli hanno suggerito, contatta un cardiologo che gli dà appuntamento dopo qualche settimana.

Alla visita, lo specialista, gli prescrive un betabloccante.

È arrivata l'ora della seconda dose.

Francesco va all'hub vaccinale, ma i camici bianchi che incontra, non vogliono somministrargli il siero viste le sue condizioni. Non gli fanno però l'esenzione.

Francesco non molla.

Va dalla direttrice dell'hub.

Parlano, lui le riferisce che il suo medico di base che lo conosce da sempre, può testimoniare che i suoi problemi di salute sono tutti posteriori all'inoculazione del siero.

La direttrice telefona al medico di base di Francesco, le due dottoresse si conoscono e alla fine della telefonata, la direttrice dell'hub scrive nero su bianco che la seconda dose va somministrata.

Francesco è incredulo e sfinito.

Seconda iniezione.

Il suo cuore batte troppo veloce, sembra esplodergli nel petto.

Paura.

I dolori muscolari alle gambe si riacutizzano. L'astenia degli arti inferiori è uno dei sintomi di Francesco.

La spossatezza si accentua.

Il cardiologo consiglia a Francesco di fare lunghe passeggiate. Non dovrebbe essere un problema per lui visto che prima dell'inoculazione del siero, faceva cento chilometri al giorno in bici e dieci di camminata.

Ora Francesco non riesce nemmeno a fare dieci passi.

 

11 ottobre 2021

 

Dolori acuti alle gambe svegliano Francesco.

Sta male ma non può permettersi di stare a casa, ha paura di perdere il lavoro.

Va in ditta ma i dolori aumentano e lui si accascia a terra.

Un suo collega chiama spaventato il medico aziendale che gli consiglia di recarsi subito all'ospedale.

Arriva sua moglie. Lo carica in macchina.

Ora è a Frosinone. Lo ricoverano in medicina.

Gli viene riscontrata la siringomielia del canale midollare cervicale che però viene escluso che possa essere la causa dei suoi problemi. I medici brancolano nel buio e decidono di sottoporlo ad un prelievo del midollo e di iniziare un ciclo di infusione della durata di cinque giorni, di immunoglobuline. Ora sono certi che Francesco abbia una qualche malattia genetica.

Questa volta ha rischiato di perdere completamente l'uso delle gambe.

Viene sottoposto anche a visita psichiatrica e lo specialista che lo analizza non riscontra nulla di anormale.

Francesco non ha alcun problema psicologico.

Dimesso dall'ospedale, viene mandato in una struttura riabilitativa.

Dopo una decina di giorni, inizia ad avere problemi di equilibrio.

Il neurologo che lo segue capisce la situazione e gli consiglia un altro trattamento con le immunoglobuline.

Con questa indicazione, il neurologo gli firma le dimissioni dalla struttura e lo indirizza al Gemelli.

Viene visitato e gli viene detto che soffre di Piede Cavo.

Francesco si vede accusato di non avere curato prima la sua patologia.

Le indicazioni terapeutiche del Neurologo che l'ha mandato al Gemelli, vengono completamente ignorate.

Solo qualche giorno dopo arriva un dottore esterno che invece conferma la diagnosi fatta dal San Raffaele che, come da documentazione, sospetta la presenza di una patologia denominata C.M.T.

Il medico esterno, ordina di somministrare subito la terapia farmacologica già prescritta.

Con tutta la documentazione alla mano, Francesco contatta il medico di riferimento che però

gli riferisce che non segue più il suo caso, che è stato assegnato a qualcun altro.

Si ricomincia.

 

Aprile 2022

 

Francesco si reca all'ennesimo controllo.

Lo ricevono due tirocinanti.

Arriva subito dopo la dottoressa che ha preso in carico il suo caso, la stessa che aveva ritenuto opportuno non somministrargli le terapie che si erano rivelate efficaci e avevano alleviato i suoi sintomi.

Si sente dire che le sue condizioni non possono certo derivare dal siero che si è fatto somministrare.

Sconforto.

Francesco va a Siena alle Scotte.

Stavolta l'ennesima diversa dottoressa che lo visita resta incredula.

Gli conferma il suo bisogno di immunoglobuline che però non è suo potere prescrivergli.

Niente di fatto.

 

Giugno 2022

 

Francesco è ricoverato a Siena.

Dopo quattro giorni, viene dimesso.

La sua situazione è considerata troppo complicata.

Esce dall'ospedale senza diagnosi. I medici non sanno cosa abbia e non ritengono giustificabili altri esami. Senza una diagnosi non ritengono opportuno somministrare altre terapie con le immunoglobuline. Senza diagnosi non esiste di fatto correlazione tra il siero e tutti i problemi avuti da Francesco dopo l'inoculazione.

 

Chiedo a Francesco di mandarmi una sua foto.

Dare un volto alla sua storia è importante.

Lui me la invia, lo fa a malincuore.

Francesco non si riconosce più nel corpo che vede ora allo specchio.

Solo poco tempo fa, il suo era un corpo allenato, tonico, era un corpo sano.

 

Silvia, Carmen, Danila, Francesco non sono numeri.

Silvia, Carmen, Danila, Francesco e insieme a loro tantissimi altri, sono persone.

A ciascuna di loro è cambiata la vita dopo essersi inoculati un siero spacciato come l'unico sistema per proteggere se stessi e gli altri.

Tutti abbiamo bisogno di credere nel bene, di fidarci della scienza, ma di fronte ai danni che hanno subito migliaia di persone, la scienza stessa ha il compito di aiutare e di cercare ogni modo possibile per risolvere i problemi che ha causato.

Ciascuna delle persone che ho ascoltato vuole la verità per se stessa a per tutti gli altri.

La lotta di una persona che sta male è la lotta di tutti.

La giustizia della verità è e deve essere a beneficio di tutti.

Nessuno vuole scavare trincee dove già tante divisioni sono state create.

Si vuole invece creare collaborazione, un'unione fatta di consapevolezza, di empatia e aiuto.

Silvia, Carmen, Danila, Francesco sono estranei, ma se quello che è successo a loro capitasse oggi a qualcuno tra noi, diventerebbero subito i nostri migliori amici.

Quello che è successo a loro deve diventare uno strumento di unione perché la scienza e la medicina possano tornare ad essere fatte di persone nelle mani delle quali ci si possa affidare con fiducia.

 

Articolo a cura di Viviana Donadello

 

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