I pensieri di Mya: "Il giudicare le vite degli altri sembra essere diventato una disciplina olimpica"

 

"Com'è vero che nella vita ci sono avvenimenti sui quali non abbiamo controllo, è altrettanto vero che se ne verificano tantissimi altri sui quali abbiamo un nostro personale potere decisionale.

Capita spesso che ci troviamo a dover affrontare situazioni che mai avremmo voluto dover vivere..

Ce sono invece tante altre per le quali ci è richiesto di prendere delle decisioni.

A volte succede che, anche se vorremmo intraprendere una strada, finiamo poi con il non fare nulla.

Può capitare che a frenarci sia la paura, o che si sacrifichino i sogni personali in nome di una maggior sicurezza.

Altre ancora preferiamo rimanere in una situazione che conosciamo, piuttosto che avventurarci su una strada sconosciuta..

Sembra quasi che non importa poi così tanto se stiamo male, la cosa  fondamentale è che sappiamo gestire lo stato di sofferenza che magari ci accompagna da anni.

Le motivazioni per le quali percorriamo una strada piuttosto che un'altra sono innumerevoli e nessuna dovrebbe essere giudicata.

Quando non si vestono i panni della persona che deve prendere una decisione importante è facile salire su un pulpito e declamare la propria visione, lanciandosi in

“Io farei così” “Fossi in te io saprei esattamente come comportarmi”

Sappiamo tutti però che è facile chiacchierare quando non si è direttamente coinvolti.

Giudicare poi l'operato altrui sembra essere diventato una disciplina olimpica.

Ben diverso è quando la scelta da compiere riguarda noi stessi.

In quel caso tutto si complica, quello che sembrava così semplice, diventa una questione capace di toglierci il sonno. 

Quel che dovremmo fare è immedesimarci un po' più nei panni di chi abbiamo di fronte.

A volte non ci è richiesto nessun consiglio, a volte l'unica cosa che desidera chi si trova a parlare davanti a noi è quella di essere ascoltato.

Non è forse vero che nella risposta che cerchiamo di dare a una domanda , vogliamo renderci  protagonisti di una storia che non è neppure la nostra?

Ascoltare davvero non è una cosa semplice.

Richiede l'impegno di tacere, di silenziare i propri pensieri ed essere disponibili a mettere la vita di qualcun altro davanti alla nostra.

Ascoltare non vuol dire pensare alle risposte da dare, né significa fornire una soluzione a qualcuno che magari non l'ha nemmeno chiesta.

L'ascoltare davvero significa dare la possibilità alla persona che abbiamo difronte di esprimere liberamente se stessa.

L'ascoltare davvero comporta l'imparare a sospendere qualsiasi giudizio personale.

Perché mai è diventato molto più facile investire gran parte del proprio tempo ad analizzare, giudicare e sparlare delle vite degli altri?

Non sarebbe meglio dedicarsi alla propria e alle decisioni da prendere per migliorare le proprie esistenze?

O forse il concentrarsi sugli altri è diventato un ottimo alibi per distogliere l'attenzione dalle proprie questioni da risolvere?

A ciascuno la sua risposta..."

 

Lei è Mya.

 

Articolo a cura di Lucia Ottavi

 

 

 

 

 

 

 

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