''L'adolescenza in Polonia''

LA NOTTE

Che fai nella notte?

Ascolto.

Ascolto la velocità del suo respiro

Che mi dice se dorme o no.

Ascolto.

Le sue apnee.

Ascolto se sogna e con chi parla nel sogno.

Ascolto che cosa la turba.

Ascolto se è coperta o sente freddo.

Se si è alzata per andare in bagno o a bere.

Se ha bisogno di me o vuole andare da sola.

Quando va da sola, ascolto come cammina, se è caduta o no.

Ascolto quando ritorna a letto se è di nuovo coperta.

E alla fine… ascolto la sveglia.

Per me è l’ora di alzarsi.

 

L’adolescenza in Polonia

Avevo vent'anni.

Una sola volta. Come tutti voi.

Abitavo in un paesino della Polonia.

Ero la seconda di tre figli, ed ero quella brava. La sorella, di quattro anni più grande era già fuori di casa, senza che avessimo alcun tipo di rapporto. Mio fratello di cinque anni più giovane, dopo i problemi di salute che aveva avuto da piccolo, aveva vissuto come la vittima per tutto il tempo che avevamo condiviso in quella casa.

Una famiglia non certo del “Mulino bianco”. Padre molto severo, madre succube.

Avevamo una fattoria dove si lavorava moltissimo. Ma non tutti allo stesso modo.

Mio padre era dell'idea che le donne non fossero in grado di pensare, ed è riuscito a convincere di questo anche la mamma. La quale, a sua volta cercava di fare il meglio possibile, ma ovviamente (come ripeteva suo marito) proprio non ci arrivava. Questo a lungo andare ha creato in me l'idea che come donna non potevo aspirare a niente. A meno che non facessi tutto quello che diceva lui, allora magari potevo sopravvivere.

E i progetti per la mia vita erano già tutti belli pronti. Ero quella che doveva prendersi cura dei genitori alla loro vecchiaia. Me lo ricordo molto bene, era un chiodo fisso, anzi, una missione. Trovare un buon marito, ingrandire l'azienda, e, quanto prima, prendermi sulle spalle coloro che mi hanno dato tutto, cioè la vita.

Certo, un bel peso, ma lo vedo solo ora così. All'epoca era normale, anzi... ne ero orgogliosa. Sono stata prescelta, gli altri fratelli non erano all'altezza. Orgoglio, il mio punto debole. E se qualcuno te lo dice tutti i giorni, ti convinci che è vero. Io, che ero prescelta e non condannata, e mia madre era una deficiente e non una sfruttata.

Mi piacerebbe raccontare anche dei rapporti tra me e mia madre, ma l'unica cosa che ricordo è la sua perenne assenza da casa per il lavoro. Non ricordo un abbraccio, una parola dolce, un rimboccare le coperte la sera.

Di mio padre sì, ho dei ricordi, ma purtroppo niente di bello. Era il terrore del paese, severo mi sembra un eufemismo. Usava in abbondanza tutti i tipi di maltrattamenti, da quelli morali a quelli fisici, ma siccome non beveva e non fumava, credeva (e lo ripeteva spesso) di essere una brava persona. Io facevo tutto quello che mi veniva ordinato.

A casa nostra non si chiedeva, si ordinava e basta. Dall'età di 16 anni andavo a parlare con il sindaco, a sbrigare le pratiche al ministero, mi sono iscritta al Partito, ho fatto la scuola che ha deciso mio padre.

Ogni volta che partivo per una missione non potevo tornare a casa senza avere la soluzione al problema. É così che ho imparato a perseverare, insistere, non mollare. Il “no” trova pochissimo spazio anche oggi nel mio quotidiano. Non era solo un allenamento psichico ma anche fisico. Ho imparato presto a guidare il trattore e altre macchine da fattoria, a risolvere anche tante incombenze puramente pratiche come, cambiare la gomma o ridipingere la casa. Ho anche preso parte alle battaglie sociali dei contadini negli anni ottanta in Polonia, ho conosciuto le diverse sfaccettature del sistema bancario e della politica. Ho visto le ingiustizie dello Stato che si ripercuotevano sulla pelle della gente onesta, che non chiedeva altro che poter lavorare. Oggi sono convinta che tutto questo mi ha permesso, anche se ovviamente a carissimo prezzo, di poter affrontare tutte la avversità della mia vita che ancora non erano apparse. Ma che oggi mi permettono di dire che sono FORTE, anzi, di più. E, che nonostante tutto e tutti sono sopravvissuta, ho mantenuto la mia salute mentale (almeno una buona parte), sono riuscita a convertire tutta l'energia distruttiva che mi ha circondato per anni, in una forza creativa, rigenerata e rigenerante.

É stato in questo ambiente che ho scoperto di aspettare un bambino....continua…

 

Krystyna Kubaczewska

 

 

 

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