''Un faro nella notte'', lettera a mia sorella Sabina Santilli

Sabina, in attesa dell’anniversario della tua nascita, voglio fare una riflessione: “Eri cieca e sorda, a causa di una meningite, dall'età di sette anni, come hai potuto realizzare tante cose nella tua vita? Incredibile!”. Per me eri solo una semplice sorella che mi aiutava, essendo io l'ultima della famiglia e senza più la Mamma, morta a 46 anni. Mi seguivi e m'insegnavi tante cose. Spesso venivi con la sorella Esterina a Roma, ospite in casa mia in un residence. Un giorno mi dicesti di volere andare da sola a casa della sorella Nina, che abitava nella palazzina di fronte. Non c'erano a quel tempo pericoli di sorta e quindi acconsentii. Secondo me, volevi sperimentare fino a che punto arrivava la tua sicurezza e autonomia. Dopo aver misurato con estrema attenzione i passi da compiere, forte della tua memoria, ci provasti e ci riuscisti, non solo allora, ma per tutta la vita e in ogni ostacolo che ti si presentava davanti. Eri coraggiosa e, grazie ai tuoi calcoli perfetti, procedevi sempre sicura. Ma da dove ti veniva tale forza d'animo sorella mia? Era proprio “La Luce di Dio” che era dentro di te.

Quel giorno sei partita dall'attico (erano tre piani), ti sei diretta al portone d'uscita, hai sceso il gradino, attraversato il piazzale, sei entrata alla palazzina di fronte, sei salita fino al terzo piano, hai suonato il campanello dell'appartamento di Nina e felici vi siete salutate. Telefonai a Nina per sapere se eri arrivata, mi rispose di sì e non mi rimproverò per averti dato il permesso di andare da sola, pur essendo lei insegnante della Scuola di Metodo Augusto Romagnoli per Ciechi.  Mentre per me, fu un'impresa, per te invece fu
una cosa normale (premetto che Sabina, tante volte era venuta con noi sorelle da Nina).

Quando ci lasciasti per sempre, iniziai a riordinare il tuo Studio-Archivio. Trovai tanto di quel materiale che mi sorprese. Iniziai ad aprire gli armadi, le librerie, l'antica e lunga cassapanca di Esterina, i cassetti della scrivania. Mi trovai di fronte ad un grande lavoro da compiere in tua memoria.  Con coraggio, gioia e desiderio di scoprire tutta la tua attività, attraverso i tuoi scritti, mi misi al lavoro e, come prima cosa, trovai una cartellina con una targhetta sulla quale c’era scritto "AUTOBIOGRAFIA". Fu un invito a nozze, 25 Capitoli dattilografati con la Macchina Olivetti, i fogli bene inquadrati, e bene ordinati tradotti dal Braille in "nero".

Catalogai 46 Cartelle  numerate per argomenti, quella dell'Autobiografia ebbe  il n° 25, divisi in due archivi gli elaborati riferiti agli albori della fondazione della Lega del Filo D'Oro, e quelli riguardanti tutte le iniziative della tua vastissima attività e sistemai i 105 articoli  (in parte inediti) da te scritti sulla rieducazione del sordocieco. Poi, raggruppai le cartelle di tutti gli eventi realizzati in occasione delle varie ricorrenze che si tenevano per celebrare la tua figura da parte dell'Istituto Comprensivo Fontamara, del Comune di San Benedetto dei Marsi, del Lions Clubs ed il Concorso intitolato "BORSA DI STUDIO SABINA SANTILLI", organizzato da anni per iniziativa dell’amministrazione comunale e della Preside, Prof.ssa Maria Gigli, e della Professoressa Isma Lacasasanta.

In uno scomparto vedevo una colonna di 19 quaderni, erano autografi manoscritti a penna. Avevi ripreso lo studio della tua calligrafia per rendere più chiara la tua scrittura per questi tuoi diari a penna. Il primo risaliva al 1946, avevi 29 anni e ti trovavi a Firenze dove stavi frequentando l’Istituto Professionale per Ciechi Adulti.  Trovai anche un volume in Braille, in inglese del Dr. Kinney, sull'autonomia del sordocieco, da te tradotto in italiano dal Braille, perché dovetti realizzare un “corso per corrispondenza”, dietro incarico   dell'Unione Italiana Ciechi di Firenze sull' Autonomia del sordocieco. Le 46 cartelle dei due archivi racchiudevano tutta la tua attività, perfino il libro-marcia dei viaggi effettuati in Italia e all’estero”.
Importantissimo fu l’epistolario in Braille di più di mille lettere dei sordociechi che  sollecitavano la creazione di un'associazione che difendesse i loro diritti. La carissima Lucia D'Ugo aveva già iniziato a tradurlo dal Braille in “nero” e ad inserirlo nel computer. Due grosse Cartelle contengono le traduzioni in nero che, da Osimo ci furono trasmesse allo studio-archivio braille di San Benedetto dei Marsi in Via Alessandro Torlonia, 13. Oggi il palazzo è della Lega del Filo d’Oro, perché mia sorella Esterina ha voluto fare un dono per onorare la tua memoria.              Di grande valore sono i Faldoni rimasti nello Studio che riguardano il grande lavoro che tu hai compiuto nella realizzazione di una rivista destinata ai soli sordo ciechi, dal titolo "VOCE NOSTRA" che tu dirigesti per più di 13 anni. Il tuo editoriale chiudeva sempre con una frase, poi divenuta il tuo motto: "Avanti e buon coraggio senza mai tirarsi indietro".  

Ultima meraviglia nella ricchissima libreria religiosa che “nutriva” la tua fede, un antico testo della Bibbia in Braille, tradotto dall'aramaico in latino: LA VULGATA, traduzione di S. Girolamo Benedettino.

 

Articolo a cura di Loda Santilli, sorella di Sabina

 

SABINA SANTILLI, NEL BUIO UNA IMMENSA LUCE

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