Massimiliano Sechi: “Usiamo il nostro tempo per riempirlo della vita che vogliamo vivere”

Massimiliano Sechi è nato due volte.

La prima a Sassari 35 anni fa.

È venuto al mondo senza braccia e senza gambe.

I suoi genitori non immaginavano che avrebbero dato alla luce un bambino con caratteristiche così speciali.

Parlo con Massimiliano e vedo un uomo sorridente, con un grado di consapevolezza tale da trasmettere un'incontenibile gioia di vivere e soprattutto un inarrestabile desiderio di conquistare il proprio giusto posto nel mondo.

Percepisco una persona sicura di sé. Nei suoi occhi brilla la certezza di poter essere qualsiasi cosa si decida di diventare.

È felice. Svolge una professione che lo appaga, che gli consente di vivere una vita differente da quella che gli si prospettava all'inizio.

Confesso che lo guardo con sincera ammirazione e quasi non noto che il suo corpo è diverso da quello della maggior parte delle persone.

Sì, perché diverso non è una brutta parola, è un termine che racchiude in sé l'unicità di un essere umano.

La domanda che gli faccio mi viene spontanea.

“Quale è stata la molla? Quando hai deciso di intraprendere la strada che ti ha portato dove sei ora?”

“La verità è che ad un certo punto, non ero più soddisfatto della mia vita. Non ero felice. Volevo qualcosa di differente, volevo qualcosa di più rispetto a quello che sembrava essere destinato a me.

Mi sono reso conto che mi stavo sforzando in tutti i modi di essere uguale agli altri, ma non lo ero, non lo sono e non lo sarò mai. Ognuno deve essere se stesso.

Non c'è stato nulla di semplice nella vita di un bambino come me, né in quella di un ragazzo che aveva un gran voglia di vivere, emozionarsi, innamorarsi. Mi sentivo in prigione, rinchiuso in una situazione che non rispecchiava quello che invece mi vibrava dentro. Volevo essere protagonista della mia vita, non potevo più soltanto subirla. Allora ho iniziato a darmi da fare per diventare e ottenere di più. Grazie alla mia passione per i videogiochi e al mio impegno ho battuto diversi record del mondo negli e-Sports. Ho subito il cyberbullismo senza riuscire a capacitarmi del grado di cattiveria della quale riescono a essere capaci le persone. Per arrivare ad essere così forte, sicuro, consapevole, ho dovuto affrontare le mie ansie, i miei mostri. Ad un certo punto ho deciso che avrei dovuto trovare un modo sia per superare gli attacchi di panico che per aiutare gli altri a vivere una vita piena e realizzata, così ho iniziato a cercare in internet e ho scoperto strumenti come il Coaching, la PNL, il Counseling, la Terapia della Risata etc. Mi sono appassionato, mi sono impegnato, e piano piano ho visualizzato il tipo di persona che avrei voluto diventare e quello che avrei voluto essere da grande. Ho fatto un lavoro enorme. Ho faticato tanto per raggiungere quello che vedi ora”.

“Già è facile, guardarti adesso sorridente, ma c'è sempre un passato intenso dietro una persona che ha raggiunto un obiettivo. Deve essere stato difficile.”

“Sì, ma vedi Viviana ognuno di noi ha un motivo per lamentarsi. Io però credo che bisogna rendersi responsabili della propria vita. Bisogna fare di tutto perché la nostra esistenza acquisti un senso.

Ci sono tante cose che nella vita di ciascuno vengono definite difficili, ma difficile non è sinonimo di negativo. Una situazione difficile ti dà la possibilità di tirar fuori tutta la tua determinazione, di capire se quello che ti sei prefissato di raggiungere è davvero quello che vuoi. È nel difficile che si rivela la propria natura e si afferma la propria volontà. Io ho scoperto di poter fare tutto quello che mi ero messo in testa e anche di più. Ho studiato per acquisire gli strumenti che mi servivano per realizzare i progetti che avevo in mente e per raggiungere le competenze necessarie per svolgere al meglio ciò che faccio ora. Bisogna trovare il proprio percorso e renderlo efficace. Non basta avere una storia da raccontare, bisogna farlo al meglio delle proprie possibilità.”

Il wow lo pronuncio senza neanche accorgermene e la domanda che gli faccio nasce dall'atmosfera colloquiale della nostra chiacchierata. (Io e la formalità questa sconosciuta)

“Quello che mi è venuto in mente di chiederti è piuttosto personale e se mi sono spinta oltre dimmelo pure senza problemi. Mi hai confidato prima che sei prossimo alle nozze. Come hai vissuto l'approccio nelle relazioni sentimentali? Si parla davvero poco dell'intimità in una condizione di disabilità.”

“Questo è un argomento davvero bello da affrontare. È molto vasto il tema che tu mi proponi.

Quello che mi viene da dirti è che qualsiasi relazione dipende dal tipo di persone coinvolte, non dal loro corpo, ma dalla loro natura, dal loro atteggiamento e dal loro comportamento.

La cosa fondamentale in una relazione è che ognuna delle persone interessate porti valore all'interno del rapporto che sta vivendo. “

Ascolto Massimiliano con estrema attenzione, cerco di interiorizzare tutto ciò che dice e fare tesoro di quello che reputo essere un'importante lezione di vita, un costante stimolo a migliorarsi.

Poi gli faccio la mia consueta domanda, quella che riservo sempre per ultima.

“C'è un messaggio in particolare che vuoi traspaia da quello che scriverò?”

“Sono sicuramente tante le cose sulle quali porrei l'attenzione, ma istintivamente me ne viene in mente una. Hai presente quella frase che si sente sempre dire; quell'affermazione quasi scontata che si pronuncia e si ascolta quando si incontra una qualche difficoltà?  “Ci vuole tempo”. È un'espressione che mi fa sempre comprendere che il senso della vita dipende dall'impiego che facciamo proprio del nostro tempo, di come lo viviamo, di come lo usiamo. Dipende da come accogliamo le difficoltà. Possiamo identificarle come qualcosa di limitante e lasciare che divorino tutto il tempo che abbiamo a disposizione o possiamo trasformarle in potenzialità ed usare quello stesso tempo per riempirlo della vita che vogliamo vivere. “

Lascio che le sue parole si scolpiscano nella mia anima.

E adesso ho una domanda per voi.

Dite la verità.

Leggendo vi siete dimenticati della condizione di Massimiliano?

Ve la ricordo io.

Lui è senza le braccia e senza le gambe.

Di sicuro non è la cosa che più lo caratterizza, ma è sempre bene ricordarlo per comprendere la differenza tra il lasciarsi andare e il combattere per vivere la propria vita al meglio delle proprie possibilità.

Massimiliano è nato due volte.

La seconda quando è diventato padrone del suo destino.

 

Massimiliano Sechi ha vinto più volte il titolo di campione del mondo negli eSports (una forma di competizione elettronica che avviene tramite e grazie ai videogiochi), è uno speaker internazionale, e viene ingaggiato come Life Mentor da molte realtà di successo. È fondatore della NOEXCUSES Academy e fa parte del direttivo della Cooperativa Sociale AlterINmente.

Massimiliano è stato insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella del titolo di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica.

Gli è stato conferito per “il suo encomiabile esempio di reazione alle avversità, spirito

costruttivo e impegno sociale”.

 

 

Articolo a cura di Viviana Donadello

 

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