Vico a mare

Certe volte non ho bisogno di ricordare perché quando torno in certi luoghi sono loro, i ricordi che vengono a cercarmi dolcemente attraverso i volti di persone care che hanno fatto parte della mia vita e, accompagnato con la loro presenza, le calde sere d’estate della mia infanzia in questo paese di Calabria arrampicato sul mare dove affondano le mie radici. E basta una folata leggera di vento il rumore del mare in lontananza, e il canto dei grilli in questo giardino terrazza a picco sulla scogliera per cancellare il presente e farmi entrare in un tempo sospeso di storie narrate o soltanto immaginate tra i vicoli stretti di questo paese che era stato di pescatori marinai e migranti.

Pizzo con le sue stradine scoscese che ancora custodiscono, nelle ombre dei muri delle case, piccole storie di persone che le hanno abitate in tempi ormai lontani e forse emigrate senza più fare ritorno. Carmelina, Maria, Nuzza, Maria Teresa, mi sembra ancora di sentire le loro voci e le loro risate di bambine mentre giungo a Vico a Mare, che compare quasi all’improvviso tra gli spazi chiusi di vecchi palazzi nobiliari e bassi, con vicoli che si incrociano tra loro. In fondo a quella che sembra la fine della strada, una cancellata bianca di Casa Angelieri con il suo giardino interno proteso verso il mare, tanto che sembra quasi di navigare verso un orizzonte di spazi infiniti. E il mio sguardo può così andare oltre la finitezza, la paura e i limiti, rendendo l’anima libera di conversare con le onde e bagnarsi di antiche conoscenze che celano in sé qualcosa di eterno.

 

Emerita Cretella

 

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