"Per Mia Figlia"

Il titolo di questa rubrica nella quale ho deciso di lasciare la mia testimonianza di vita è un invito per tutte noi ad acquisire la consapevolezza che il termine “rinascere” non deve essere legato ad una speranza ma ad una certezza. E’ per questo motivo che desidero raccontarvi come ho deciso di “Rinascere”.

Con il passare del tempo ho imparato a scoprire la grande bellezza dell’essere madre. Ho appreso attraverso le mie debolezze e le mie imperfezioni che prendermi cura in tutti i suoi aspetti del dono immenso che Dio mi ha concesso, mia figlia, era la mia vera missione. Ritengo che dentro ognuna di noi ci sia un istinto materno, che con il tempo, grazie all’esperienza, si sviluppa e ci dà il diritto di proteggere e difendere la vita dei nostri figli. Io ho deciso di ascoltare la voce del mio cuore e di questo “essere madre”, perché ho scelto di tutelare la vita di mia figlia a tutti i costi.

Credo che la stabilità e l’equilibrio interiore siano delle caratteristiche che determinano il carattere solido, fermo, saldo, misurato, controllato di una persona. Questo è ciò che voglio fare per mia figlia, trasmetterle quei valori che la faranno crescere su un terreno solido, quel terreno sarà il suo cuore. Voglio prendermi cura di lei a tutti i costi, nonostante l’immane dolore che mi porto nel cuore, ma che non mi ha impedito di denunciare chi mi ha fatto del male. Io non sarò più messa all’angolo, non sarò più picchiata, non sarò più abusata da nessun altro. Ora sono una donna nuova, più forte e caparbia. Mentirei se dicessi che non ho più paura, non è così, ma è da quell’inquietudine che trovo la forza per andare avanti e non mollare. Non posso dichiararmi sconfitta, non posso lasciar correre, lo devo a mia figlia, e anche se questo significa trovarmi più volte di fronte a colui che ha distrutto, umiliato, annullato, calpestato, diffamato, disonorato la mia vita, la mia dignità, anche in presenza di una bambina, io non rinuncerò mai a far valere i miei diritti.

L’efferata violenza fisica e verbale che ho dovuto subire nel corso degli anni, anche nei nove mesi di gravidanza e dopo la nascita della bambina, deve fare la differenza, perché il disagio, la paura, il terrore che hanno sempre paralizzato la mia vita, necessitano di giustizia. Ci vuole coraggio tutti i giorni, ma lo devo a mia figlia. Colui che ha macchiato e fatto a pezzi la mia dignità, di fronte al quale per molti anni ero incapace a difendermi, parlare, pensare, agire, deve pagare. Non sono più “la femmina”, “l’oggetto” o “il pallone” da prendere a calci, pugni e schiaffi, di qualcuno, ma sono una donna, una madre che grida Giustizia. Ogni volta che il mio ex marito mi mandava al tappeto, io non mi alzavo mai prima che il “gong” suonasse nella mia testa, rimanevo a terra e credevo sempre “stavolta non ti rialzi più, stavolta hai perso”. Fortunatamente mi sono sempre rialzata e dopo anni ho deciso di porre fine a quel martirio. Ho scelto di salvare me e mia figlia. Ho scelto di denunciare. Oggi credo fermamente di aver vinto io, ho vinto per me stessa, per mia figlia, per la mia famiglia. Volete sapere come ho vinto? Ho sconfitto le “scarpette rosse” e sul mio volto non ci sarà più il colore del sangue, ma il sapore della dignità, che prende forma attraverso il coraggio. Non ho più paura di guardare negli occhi il mio ex, cammino a testa alta, con il desiderio che un giorno queste cicatrici del cuore non facciano più così male.

Nel corso di questi anni sono stata costretta a sentire frasi del tipo: “Per te donna non c’è giustizia, nessun giudice, nessun avvocato potrà aiutarti”. Io sono convinta del contrario. Io credo nella giustizia e in ogni autorità che la rappresenta. Questa convinzione proviene da quello che Dio mi ha insegnato attraverso la sua parola. Sono certa che troverò un giudice, un avvocato, delle persone che si prenderanno cura di noi e, oltre ad ascoltare le mie grida d’aiuto, poseranno il loro sguardo su mia figlia. Lei ha bisogno quanto me, più di me.

 

In questa immagine il messaggio di A.L., una bambina vittima di violenza assistita

 

Articolo a cura di J.M.

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