Un'educatrice per rinascere

Nel mese di marzo, nelle nostre vite si è presentato un vero e proprio tsunami, il suo nome è Covid-19. Questo virus si è portato via tante certezze, tanti sogni, tanti progetti, consolidati nella consapevolezza di un cambio di rotta. Ha causato incertezze, imprevisti; occorrerà un impegno maggiore da parte di tutti e la necessità di un profondo rinnovamento. Questo Tsunami ha lasciato la sua impronta sulle relazioni sociali, sulla centralità del lavoro, del commercio, ma, soprattutto, sulla nostra libertà di movimento. È arrivato, inizialmente, in modo invisibile e poi ha minato la nostra quotidianità. Una routine di cui paradossalmente necessitavamo, per tornare a vivere. Il covid-19 ha procurato ansia, ci ha sottoposto a stress fisico- emotivo, cambiato la nostra razionalità, il nostro vivere quotidiano era diventato qualcosa di ignoto; una quotidianità distrutta nei suoi ritmi, nei suoi tempi, stravolta e costretta a vivere entro le mura domestiche.

Questo tsunami si è portato via con sé gli affetti, i gesti più cari, più rassicuranti, quelli in cui ci sentivamo protetti, e che ci permettevano di esistere. All'improvviso un senso di amputazione... Quei gesti costellati da abbracci e baci sono diventati per noi una minaccia. Tutto infatti diventa virtuale e passa attraverso un canale tecnologico, persino gli abbracci, sottraendo presenza e fisicità. Questo Tsunami ha stravolto la nostra routine esistenziale, ha causato una frattura nelle relazioni sociali, ha causato e procurato ansia, angoscia, isolamento, malattia, morte.  Ma c'è una figura che è rimasta intatta ai nostri occhi; l'educatrice. Ha portato speranza, cambiamento. Questo cambiamento nonostante " i se e i ma ", nonostante i "anche se", non ha permesso che la nostra nave cambiasse porto, prendesse direzione diversa. È stato il nostro timone, regalandoci sorrisi e speranze. Sì, perché i più fragili in questo mare di terrore e confusione, sono stati i bambini, i ragazzini, gli adolescenti. Per noi l'educatrice è diventata un "tutto fare". Tutto da ricomporre, riparare. Lì, dove questo Tsunami con le sue onde ha cercato di infrangere i loro cuori, le loro speranze.

Quella del coronavirus è una crisi sociale, una guerra, una catastrofe. Ma la nostra educatrice ha saputo come una spider-woman combattere, insieme a noi ha sconfitto il panico, la distruzione, ha trasformato ogni cosa nel cuore di mia figlia in un abbraccio, e anche stringersi è diventato possibile. Era come se portasse con sé una cassetta degli attrezzi, pronta a sistemare attraverso la sua professionalità, le sue competenze, ed il suo amore ogni imprevisto, ogni pensiero, perché anche l'immaginazione dei bambini sembrava macchiata da ogni notizia sul covid-19. Attraverso degli strumenti lei riusciva a portare stabilità ed equilibrio. La sua espressività, la mimica del volto, riusciva a rassicurarci. La nostra educatrice si chiama Elisa.

 

Articolo a cura di J.M.

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