La mia Rinascita

Quando decido di scrivere qualcosa inizio ad aprire il mio cassetto dei ricordi. Intendo quel posto dentro di me che è profondo, dove risiedono le mie viscere, i miei sentimenti più vivi e qualche volta più contorti, quelli ai quali faccio fatica a dare un nome. Per molti anni ho avuto problemi di dipendenza…ahime’…dipendenza affettiva. Vivevo all’interno di un amore insanabilmente malato, ma io ne ero completamente e totalmente dipendente. Senza dubbio questa dipendenza è una ferita. Ho vissuto nel rifiuto, nell’abbandono, nell’ingiustizia, nell’umiliazione, nel tradimento, nella violenza fisica, psicologica, economica. Indossavo una maschera per proteggermi da quella stessa ferita. Quando indossavo questa maschera non ero del tutto consapevole di farlo, è un meccanismo difensivo automatico. Ho imparato col tempo che una ferita può essere risanata ed ogni maschera tolta. Sottovalutavo che la violenza fisica e psicologica comporta non solo una ferita dell’anima ma è anche caratterizzata da grandi occhi tristi, mancanza di tono muscolare, si riscontrano parti del corpo che si piegano su se stesse come se non si riuscisse ad auto-sostenersi. Ecco questi erano i miei sintomi oltre ai lividi, che segnavano il mio volto e il mio corpo. Quando vivevo in questa dipendenza comprendevo che per me era fondamentale il sostegno degli altri e la mia paura più grande non era morire ma era quella della solitudine. La solitudine era accompagnata dalla tristezza. Un’emozione forte e spesso non riuscivo a comprendere da dove questo sentimento provenisse. Lui mi aveva completamente annullata, cancellata. Mi guardavo allo specchio e non riuscivo più a vedere me stessa. Piangevo e urlavo perché odiavo quello specchio, odiavo vedere il mio volto in quel modo e mentre accarezzavo il mio viso, cercavo di ritrovare me stessa in qualche angolo.

Ho imparato col tempo che ogni ferita ha il suo risanamento. Più andavo avanti e più credevo di essere la salvatrice del mio ex marito ed ero brava a prendermene cura. Salvare e prendermi cura del mio ex marito voleva dire “salvare” lui dalle sue responsabilità e caricarmi dei suoi pesi. Ho imparato col tempo che c’è una riga sottile fra l’altruismo e il salvataggio. Quindi “non salvare nessuno”. Nella mia anima c’erano dei grandi buchi, spazi e posti che sembravano voragini scure, nere e vuote. Ricordo che vivevo di apparenza e mancavo di appartenenza. Nel mio cuore c’era una tremenda carenza d’amore. Si perde la fiducia e la stima in se stessa. E pensi che non è giusto amare o essere amati da chi un cuore ce l’ha. Credo che in me c’era un processo di metamorfosi. Mi trasformavo in base a lui, su misura, in tutto ciò che lui era o non era. Io ero la sua ombra, ma non avevo una mia vera identità. Avrei voluto, avrei desiderato la forza di tracciare una linea di demarcazione che diceva: “Fin qui va bene, oltre non va più bene. Fin qui è sano, oltre è malsano!” Le cose subite lasciano un’impronta fortissima nella nostra anima. Vivevo ogni giorno come un’attesa: “Forse oggi vivo, forse oggi muoio!” La caratteristica che mi ha sconvolto scoprire, era questa forma di elemosinare il suo amore. Eh…amore! Ma quale amore! Però io mi consideravo povera e cercavo di trovare qualcosa in lui che non mi facesse sentire così umiliata. Quello che consideravo amore, per me ormai era diventata un’idolatria. Io lo consideravo superiore a me stessa. Io ero il nulla. Infatti ho compreso che quell’attesa di cui vivevo era la speranza che “più in là” ci sarebbe stata dell’acqua da bere in quel deserto interiore smodato. Guarire da questo tipo di amore malato richiede coraggio; perché tutto si ferma, il cuore si distrugge in mille pezzi.

Questo mio breve scritto lo dedico all’amica Luana Zaratti, lei con il suo grande coraggio, mi ha dato la forza di scrivere “La mia Rinascita”.

 

Articolo a cura di J.M.

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