La Fede mi ha salvato

Sicuramente non è facile dimenticare quello che ho vissuto, una cicatrice che, purtroppo, rimarrà indelebile. Ci sono dei segni che ti solcano il cuore, l'anima, lo spirito, per sempre. In tutti questi anni credevo che non ci potesse essere una via d'uscita, eppure io l'ho trovata, il suo nome è Fede in Dio. La mia conversione inizia nel 1999, avevo 25 anni e a quell'età non sempre ciò che è importante si vive seriamente. Infatti la mia conversione è stata, per certi aspetti, altalenante. A livello cognitivo sapevo dell'esistenza di un Dio al di sopra di ogni cosa, ma non l'avevo ancora sperimentato, non l'avevo ancora fatto entrare nella mia vita, nel mio cuore. Attribuivo a Dio una religione e non una relazione. Pensavo di conoscerlo così come accade a tanti e credevo di amarlo nel modo giusto.

In quel periodo la mia vita andava a rotoli. Nella fragilità iniziale della mia Fede, conobbi quello che è diventato mio marito e con lui non ho conosciuto il profumo delle rose rosse, ma il sapore amaro della violenza, il fuoco dell'inferno. Non è stato così facile dedicarmi alla conversione. La mia vita si era così deformata che non riuscivo più a conciliare la mia fede con quello che stavo vivendo. Credevo fosse tutto un'illusione. Una sera in preda al panico, al dolore fisico, gridai, e l’uomo che credevo di amare nonostante tutto, mi disse: "Io non sono quello che tu pensi che io sia”. Quello in cui avevo creduto fino ad allora, risultò per me un'illusione, un inganno. La mia vita aveva cambiato colore: il nero delle tenebre ed il rosso del sangue.

Ogni ferita, ogni cicatrice sul mio corpo, era un desiderio che si sposava con la voglia di uscire da quel tunnel buio e freddo. Ho imparato a credere che alla fine di quel tunnel c'è Lui che ti aspetta.  Alla fine di ogni tunnel, vi assicuro, c'è Gesù!  Da quel momento ho iniziato a vivere una relazione vera, autentica, viva e continua. Dio mi ha cambiata dentro e fuori. Da quel momento ho compreso che in quella valle di dolore non ero da sola, ma potevo contare sul Suo aiuto, sulla Sua presenza. Da quel momento ho realizzato il Suo amore immenso e incondizionato, perché nei giorni di dolore, in cui stavo così male e credevo fosse l'ultimo su questa terra, Dio era lì con me a tendermi il Suo braccio. Mi ha dato una consapevolezza maggiore della Sua esistenza. Lui non era un Dio astratto, Gesù non era morto o sordo. Se gridavo non era lontano da me. Lui è più vicino a noi di quanto possiamo pensare o immaginare.

Da quel momento ho gustato una rinascita interiore, ho sperimentato la Sua forza, perché io ci ho creduto fortemente. Lui è stato la mia soluzione e la mia risposta, in un periodo della mia vita in cui tutto stava precipitando. La violenza subìta mi aveva divorata, cancellata, annullata. Ma Dio conosceva ogni lacrima versata e aveva sanato ogni ferita.  Grazie a Lui ho imparato a vivere sognando, perché mi ha dato nuove speranze, nuove certezze, una nuova immagine, una nuova identità. Non dovevo più nascondermi, né dallo specchio, né dagli altri, né da me stessa; ma soprattutto, non dovevo più nascondermi da Lui, a causa dei miei sensi di colpa. Io sono rinata e sono tornata a piangere, ma soltanto di gioia e felicità. Dopo aver lasciato a Dio le redini della mia vita, ho deciso di denunciare e dire basta alla violenza. Lui è diventato la forza, il coraggio che io non avevo mai avuto prima. La mia storia è stata orribile, terribile, ma Dio ha dato un nuovo colore a questa storia, azzurro come il cielo, perché Lui mi ha mantenuto in vita.       

 

Articolo a cura J.M.

 

Condividi