Quello che le donne non dicono

''Quello che le donne non dicono'', è il titolo di una canzone. Voglio iniziare proprio da questo titolo per raccontarvi quello che le donne quasi sempre non riescono a dire, non riescono a denunciare perché troppo spesso intrappolate non solo dalla paura, dal terrore di ciò che hanno subito e che le perseguita, ma anche dalla mancanza vera di conoscenza, di sensibilizzazione nei confronti di questa piaga che sta rubando non solo i sorrisi ma anche l'anima. L' anima di quelle donne che vorrebbero urlare il loro dramma, il loro dolore! La violenza contro le donne è un problema degli uomini. A volte la violenza tutela l'autostima di chi la mette in pratica o comunque serve a preservare il suo mondo deviante. L'uomo violento è lucido, sempre, e si erge a giudice, responsabile dell'applicazione delle leggi che lui stesso ha stabilito su come debba o non debba comportarsi la donna. Se la donna non lo capisce e si comporta da "ingrata" è sua la colpa. Non dimentichiamo che in fondo, fino a qualche decennio fa, era considerato quasi normale picchiare le mogli. Per il mio ex marito era normale e oserei dire fondamentale: sembrava insaziabile a procurarmi dolore. Quello che le donne non dicono, a causa dei pregiudizi e dei giudizi, è che questi uomini (e altri) le considerano solo “un oggetto”. La donna, come un essere inferiore, quasi incapace di essere "DONNA". Io, invece, sono una DONNA, una di quelle donne che ha trovato il coraggio, la forza di denunciare, di dire “basta”, “stop”!

Il titolo di quella canzone oggi, dopo tanti anni, non fa più per me. Ho deciso di cambiarlo, perché CAMBIARE SI PUÒ anzi si deve. Ho deciso di cambiare le circostanze intorno a me, che ormai mi avevano risucchiato in un vortice senza ritorno, senza tregua. Per anni ho camminato al buio dentro un tunnel, ero arrabbiata ma bloccata, sola e abbandonata da chi invece avrebbe dovuto accendere una luce alla fine di quel tunnel. La solitudine e la mancanza di ascolto, di un sostegno, di un supporto psicologico hanno inciso in modo devastante sulla mia vita, perché ero convinta che io dentro quel tunnel sarei rimasta e nessuno avrebbe mai saputo che io invece stavo gridando aiuto, libertà: “Voglio vivere non morire!”. La mia luce, però, è arrivata, l'ho intravista e ho deciso di correre in quella direzione con tutte le mie forze. La mia luce ha un nome, quello delle persone che mi hanno aiutata.

 

Articolo a cura di J.M.

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