“L’allattamento di ostacolo alla relazione paterna”

Nella mia attività di ascolto delle donne ed ex minori rivittimizzati nei tribunali -  un lavoro intenso fatto anche di ricerca,  studio, confronto tra esperti, professionisti, professori e ricercatori specialisti internazionali,   ma soprattutto di  analisi dei  casi processuali  e dei relativi documenti che a centinaia mi vengono inviati -   non raramente ormai da alcuni anni mi imbatto in CTU (consulenze tecniche di ufficio) redatte in ambito di processi civili finalizzati a decidere  l’affido dei minori coinvolti in separazioni genitoriali,  in cui l’allattamento materno viene indicato come un comportamento  non importante per la crescita sana di un bambino ed anzi viene interpretato  come “ostacolante” e “discriminante”  verso i padri.

L’allattamento viene additato da alcuni psicologi e psichiatri forensi come un atteggiamento materno ostativo frapposto volutamente dalle madri al fine di contrastare le relazioni paterne e, dunque, in ultima analisi le disposizioni giudiziarie sulla bigenitorialità: una interpretazione che finisce per fondare dunque una valutazione di inadeguatezza genitoriale materna.

Madri che, a causa della loro scelta di allattare i figli, vengono considerate dunque “alienanti”, “simbiotiche” e perciò “inadeguate” ad essere genitori affidatarie dei loro bambini. In genere si tratta di casi i cui le madri hanno anche denunciato la violenza domestica, ma non solo.

Ovviamente questo è solo uno dei centinaia di esempi di reinterpretazione - falsata e fuorviante -  che si possono fare circa fatti e comportamenti materni che, pur essendo  assolutamente neutri o addirittura positivi e oggettivamente, scientificamente favorenti la sana crescita di un bambino, viceversa vengono reinterpretati in senso negativo, pregiudizievole e dunque sfavorevole al bambino ed alla sua crescita, grazie a teorie psicologiche in realtà infondate: pseudo teorie definite “junk science”, ossia scienza spazzatura, già dallo Psichiatra americano Paul Fink, Professore Universitario nonché già Presidente dell’APA, associazione psichiatri americani,  e del The Leadership Council of Child Abuse & Interpersonal Violence.

Si tratta di pseudo teorie, ridefinite “apice della follia” nel dicembre 2018 dal Giudice americano Dollinger, che finiscono per distorcere completamente - agli occhi di Giudici disattenti   o formati alla junk science essi stessi - il senso delle azioni di queste madri, la loro effettiva intenzione e finalità. Cosi da determinare quelle situazioni di malagiustizia e rivittimizzazione secondaria o vittimizzazione primaria, delle madri e dei loro figli minorenni, che avviene non raramente nei tribunali dei Paesi occidentali, compresi i tribunali italiani

Una malagiustizia finalmente rilevata e denunciata anche dalla Commissione Femminicidio nel recente Report del giugno 2021. Un Report che conferma le Condanne all’Italia già espresse dall’Onu fin dal 2010, dalla Cedaw nel 2011 e 2017, dalle Relatrici Speciali UN e UE nel 2018 e 2019, dal Grevio nel gennaio 2020, proprio su questo uso di teorie ascientifiche, come la Pas/Alienazione Parentale o la Sindrome della Madre Malevola e molte altre da queste derivate o analoghe: teorie che rafforzano o creano ulteriori pregiudizi contro le donne ed i minori, spesso forzando e reinterpretando la vera scienza.

In riferimento specifico al tema proposto, ossia l’allattamento naturale materno, la rivista Pediatrics nel 2016 pubblicava un articolo secondo il quale l'allattamento al seno dei bambini non dovrebbe essere considerato "naturale", perché “non etico” in quanto, a parere dello studio, “discriminante” per chi non allatta al seno: madri che scelgono o non possono allattare, ma soprattutto ed in primis i padri, che ovviamente non allattano al seno.

Uno studio minato – come è evidente – da un’ottica adultocentrica che prende in considerazione solo i presunti diritti degli adulti e non le esigenze ed i diritti preminenti dei bambini!

L’allattamento naturale ossia al seno dunque, in base a tali teorie, dovrebbe non essere particolarmente favorito o sostenuto in quanto ostacolerebbe la bigenitorialità, ossia la relazione indiscriminatamente paritaria tra padre e madre – soprattutto se separati -   a qualsiasi età del bambino: una “bigenitorialità” che viene  considerata oggi sempre più spesso - nei tribunali italiani e non - grazie a queste teorie come il vero o l’unico “the best interest of child”, indipendentemente dalle contigenti circostanze, dalla età dei minori coinvolti, al di là delle loro esigenze personali,  ed addirittura al di sopra della protezione della salute e della sicurezza dei bambini.

L'articolo citato nella Rivista Pediatrics (v. in Unintended Consequences of Invoking the “Natural” in Breastfeeding Promotion),  nel 2016 addirittura finiva  per equiparare chi sostiene l'allattamento al seno ai “no vax”, tale lo stigma pregiudizievole  che ad esso mirava!

Ma, lasciando per ora da parte il discorso sulla utilità e seria scientificità di uno studio del genere - tutt’altro che raro! -  quello che ci interessa è sapere cosa c'è dietro una tale impostazione e cosa comporta. Ossia la corrispondenza di queste posizioni con quanto viene espresso, sempre più spesso, anche da CTU, assistenti sociali, pediatri incaricati dai Tribunali per i Minori - italiani e non - di valutare o relazionare circa l’adeguatezza genitoriale materna.

Secondo talune CTU l'allattamento dovrebbe essere più breve possibile, anzi... annullato del tutto! Per alcune CTU esaminate esso dovrebbe essere del tutto evitato di notte, perché l'allattamento, a loro dire, provocherebbe depressione nella madre e non farebbe bene al bambino. In realtà evidentemente per favorire il pernottamento paterno. Altre CTU si sono spinte addirittura nel sostenere che l’allattamento al seno corrisponderebbe ad una forma di perversione sessuale pedocriminale materna o, quanto meno, finalizzata a creare un rapporto simbiotico con il bambino, teso dunque ad escludere la relazione paterna.

Eppure l'OMS afferma l'esatto contrario, invitando le mamme – per il bene non solo nutritivo ma anche fisico e psicologico del bambino - ad allattare “per almeno 6 mesi” in modo totale, preferibilmente e quando possibile senza aggiunte o sostituti e soprattutto, laddove fattibile, raccomanda di proseguire anche oltre i due anni del bambino, in base alle richieste del bambino stesso e la disponibilità della mamma.

Ciò viene indicato proprio a motivo degli elevati benefici riscontrati nei bambini allattati al seno.

Lo stesso OMS peraltro esclude che l'allattamento possa provocare depressione nelle mamme. Tutt'altro!

Ne’ certo l’allattamento provoca simbiosi nei bambini, che viceversa beneficiano cosi di un attaccamento sicuro che li rende pronti ad aprirsi con sicurezza agli altri, padre compreso…e sempre che il padre e “gli altri” in genere si comportino anche essi in modo sufficientemente adeguato a loro volta con il bambino!

A causa delle attente indagini condotte in conseguenza della Pandemia, si è scoperto che l’allattamento al seno non solo fornisce ai bambini la costruzione di un buon sistema immunitario, come già si sapeva, ma addirittura li protegge dalla infezione del virus Sars-Cov 2, trasferendo gli anticorpi materni al bambino, come rilevato dalla Società Italiana di Neonatologia (v. https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=98569 ) . Così da aver convinto il Ministero della Salute  a diffondere un comunicato di promozione all’allattamento materno ed al suo sostegno – da parte dei padri – anche e soprattutto in questa fase pandemica (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/pdf/scheda-alimentazione.pdf ).

L’allattamento materno è così importante per la sana crescita dei bambini che anche in Italia è stata avviata l’istituzione della Commissione Allattamento e di ben 40 Banche Latte Umano Donato, nate per sostenere, sia da un punto scientifico che formativo e divulgativo, l’allattamento al seno. La SIN (Società Italiana di Neonatologia), collaborando a stretto contatto con il Tavolo Tecnico Operativo Interdisciplinare sulla Promozione dell’Allattamento al Seno (TAS) del Ministero della Salute, ha proposto di estendere il congedo di maternità ad almeno (cioè minimo) sei mesi per favorire l’allattamento esclusivo al seno

Ovviamente alcuni psichiatri forensi italiani – anche usando i social - si sono di recente apprestati viceversa a sostenere che l’OMS raccomanderebbe l’allattamento fino al massimo i sei mesi. Ma, come visto, cosi non è!

La solita disinformazione o informazione incompleta che finisce per minare le informazioni corrette.

In realtà ci sembra dunque che il contrasto all’allattamento al seno farebbe bene solo alle pretese egocentriche di quei padri – per fortuna non la maggioranza - che nei tribunali desiderano imporre le proprie esigenze su quelle dei loro stessi bambini, in quanto incapaci di relazionarsi ai loro figli in modo sufficientemente maturo, cosi da adattare i propri tempi e comportamenti alle necessità dei figli e non viceversa di vedere i loro figli adattarsi ai propri capricci adultocentrici!

Tuttavia intanto talvolta i tribunali italiani supinamente assecondano quelle teorie ascientifiche costruite per rispondere alle immature o violente esigenze adultocentriche, con gravissimo danno per i bambini.

Per questo ben venga la settimana della promozione dell’allattamento avviata dall’1 al 7 ottobre a livello mondiale dall’OMS, che mira a contrastare la disinformazione e distorsione cresciuta intorno all’allattamento in questi ultimi 15 o 20 anni.

Un fenomeno purtroppo non solo italiano ma internazionale, diffuso con le stesse caratteristiche, gli stessi principi, le stesse strategie ed argomentazioni distorcenti, gli stessi pregiudizi.

Continuiamo dunque con la nostra attività di denuncia - una denuncia fondata e consapevole - della malagiustizia provocata dall’ uso di teorie ascientifiche, ma anche con una attività costante di stimolo e riflessione per i professionisti, la politica, il Legislatore e per gli stessi  Giudici.

Per favorire il vero benessere dei bambini!

 

Articolo a cura dell’Avv. Michela Nacca

 

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