Una storia di onore e coraggio

Capita a volte di imbattersi in storie di uomini e donne dei quali non si conosceva neppure l'esistenza, che con il loro coraggio, con il loro senso dell'onore si sono guadagnati il merito di essere chiamati eroi.

Oggi vi racconto la storia di quattro di questi uomini.

Notte.

Freddo.

Buio.

Fuori un vento di tempesta agita il mare al largo della costa di Rock Harbor (Massachusets).

Al quartier generale arriva la notizia che una petroliera, la SS Fort Mercer, è stata spezzata in due dalla forza delle onde.

L'equipaggio è riuscito a dare l'allarme.

Diverse unità della guardia costiera partono in soccorso dell'equipaggio.

La stessa notte.

Lo stesso freddo.

Lo stesso buio.

Fuori un vento di tempesta agita il mare al largo della costa di Rock Harbor (Massachusets).

La SS Pendleton viene spezzata in due dalla forza delle onde.

Per una parte dell'equipaggio non c'è speranza, affonda insieme ad una sezione della nave.

Una metà della petroliera resta a galla con a bordo 33 uomini.

La radio non funziona.

Non possono lanciare l'allarme.

Sono senza timone, senza capitano.

Sanno dalle notizie che hanno sentito prima che la radio si rompesse, che tutti i soccorsi sono impegnati nel salvataggio della SS Mercer.

Nessuno sa della loro condizione.

Nessuno conosce la loro posizione.

Sono completamente soli.

Sanno che il tempo a loro disposizione è poco.

Sanno che fra non molto affonderanno.

Decidono di portare la nave su una secca in modo da farla incagliare e restare ferma in una posizione, nella speranza che usando la sirena qualcuno possa sentirli.

Per farlo, devono riuscire a trovare un modo per governare la nave.

Ci riescono.

Nello stesso tempo, un addetto portuale, sente in lontananza un segnale d'allarme e allerta i soccorsi.

Appena in tempo. Ora la Pendleton è al buio, senza elettricità, anche la sirena è muta.

Negli uffici della guardia costiera, a Bernard. C. Webber, nostromo di 24 anni viene dato l'ordine di uscire nella tempesta con l'unica imbarcazione disponibile; una motovedetta di legno con un motore di 90 cavalli.

Una piccola barca di 11 metri, contro onde alte più di 20.

Le speranze di tornare vivi sono poche.

Persino riuscire ad uscire dal porto e arrivare in mare aperto sembra impossibile.

Il sottufficiale di terza classe Andrew Fitgerald, e i marinai Ervin Maske e Richard P. Livesey si offrono volontari, salgono a bordo e partono per una missione che ha ben poche possibilità di riuscita.

Webber, Fitgerald, Maske e Livesey, escono dal porto senza neppure la certezza di riuscire a sopravvivere.

Affrontano venti che superano le ottanta miglia orarie, si trovano davanti onde alte più di un palazzo di sei piani.

Resistono.

Combattono.

Non mollano.

Nel buio scorgono la sagoma spezzata della SS Pendleton

A bordo vedono una luce.

C'è un uomo sulla nave.

Non è solo.

Sono in 33.

La piccola imbarcazione, affronta la furia del mare.

Il comandante Webber prende la sua decisione.

“Ci salveremo tutti o non si salverà nessuno”

Uno alla volta, 32 dei 33 uomini dell'equipaggio della SS Pendleton riescono a salire sulla piccola imbarcazione costruita per trasportare al massimo 12 persone.

Ora bisogna riuscire a tornare a casa.

La bussola a bordo è rotta.

Non c'è modo di capire la propria posizione.

Non ci si può avvalere della tecnologia per sapere in che direzione andare.

Webber si fa guidare dall'istinto.

Notte.

Freddo.

Buio.

Un gruppo di uomini a bordo di una piccola imbarcazione, sfidano il mare e i venti di tempesta.

Notte.

Freddo.

Una luce si intravede all'orizzonte.

36 uomini sbarcano sani e salvi la notte del 18 Febbraio 1952, sul molo del porto di Chatham.

32 membri dell'equipaggio della SS Pendleton e i 4 marinai che hanno rischiato la loro vita per portarli in salvo.

Per la loro impresa, che viene ancora oggi ricordata come una storica operazione di soccorso, viene conferita ai quattro marinai, la Gold Lifesaving Medal della United States Coast Guard.

 

Pubblicato da Direttrice Responsabile

 

 

 

 

 

 

Condividi