I pensieri di Mya: “Lei era mia madre”

“Io non ricordo neppure l'ultima volta che ho visto mia madre sorridere.

Non so neppure se mi dispiace vederle così, visto che la ritengo responsabile del suo star male.

Lei è inerme, cerca in qualche modo di sopravvivere, lo fa senza slancio, senza combattere, non tenta nemmeno di essere felice. Si adegua alla tristezza, le si abbandona completamente, dando la colpa del suo star male a chiunque le capiti a tiro tranne che a se stessa.”

(“La memoria della pelle”)

 

“Qualche giorno fa ho trovato un mio vecchio diario, in fondo a un cassetto.

Avevo 23 anni quando, di notte in camera mia, scrivevo che volevo dare a mio figlio una realtà diversa da quella che mia madre ha dato a me.

Esprimevo il desiderio di riuscire a costruire una famiglia felice, fatta di una madre e un padre che si amano e che crescono il proprio bambino in una casa serena e piena d'amore.

(È andata in modo molto differente da quello che sognavo)

Scrivevo di come volessi essere diversa da lei e tra le righe a distanza di più di vent'anni mi sono resa conto che mi reputavo migliore.

Che ipocrita sono stata..

Per molti anni mentre era in vita le ho dato la colpa per un'infinità di cose, e ho continuato a farlo anche dopo la sua morte.

Sono stata arrabbiata con lei per tantissimo tempo.

Oggi, da donna adulta, ancora non sono d'accordo con tante delle scelte che lei ha fatto.

Credo ancora che io avessi tutto il diritto di sapere chi fosse mio padre (Non me lo ha mai rivelato).

Sono ancora convinta che se lei fosse riuscita a sfogare tutto il dolore che provava per quello che deve esserle capitato di vivere, sarebbe stata più serena.

Il guaio è che non si può decidere per gli altri.

Ciascuno di noi compie le scelte che crede giuste.

Ogni persona fa quello che può rispetto a ciò che il suo cuore può esprimere o riesce a sopportare.

Lei come madre ha fatto tutto ciò che poteva, mentre la sua vita le si srotolava davanti, togliendole i sogni che coltivava.

Avrebbe voluto anche lei una vita felice per se stessa e i suoi figli, chissà perché quando era viva riuscivo solo a vedere la sua tristezza e a percepirla come una mancanza di carattere.

Nelle pagine che ho scritto su di lei non sono stata tenera, anzi.

Ho usato la stessa durezza che avevo nel rapporto con lei.

Adesso voglio servirmi di queste poche righe per urlare a voce alta che le volevo e che le voglio tanto bene.

Le voglio mandare attraverso queste parole, un abbraccio enorme, fatto di tutti quelli che non le ho dato quando ne avevo l'opportunità.

Quando ci si crede migliori di qualcun altro si perdono possibilità importanti, non ci si mette in discussione e si è talmente impegnati a dimostrare di avere ragione che non si riesce a vedere al di là del proprio naso.

Io non sono migliore di nessuno. Sono diversa e simile allo stesso tempo.

Ancora una volta lo scrivere si dimostra per me importante.

Rileggere quello che pensavo a 23 anni mi ha aiutato a comprendere oggi, ciò che non riuscivo a capire tanti anni fa.

Il mettere nero su bianco ciò che penso, ha la capacità di fare chiarezza in ciò che sento..

La rabbia se n'è andata e ha lasciato libero il cuore al voler bene...

Ciao Mamin...

Poi discuteremo ancora domani...”

 

Lei è Mya.

 

Articolo a cura di Lucia Ottavi

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