“Aveva denunciato e non è stata ascoltata, nessuno è intervenuto”

In un periodo di tante e aspre polemiche che vedono le persone dividersi in fazioni, con ideologie nuove o antiche quanto il mondo, ve n’è una in particolare che mi ha colpito più di altre e che davvero non mi riesce di comprendere fino in fondo.

Cadere in questa trappola non giova a nessuno.

Nelle settimane scorse vi è stato un numero inaccettabile di delitti, uccisioni di donne per mano dei loro compagni, quelli che vengono detti femminicidi, ma che per me sono omicidi in via generale e null’altro, ovvero la mera soppressione di una persona in maniera violenta. Non voglio stare qui a riprendere le parole della nota giornalista che si domandava se questi delitti non dipendessero in fondo dalle donne stesse, essendo troppo “esasperanti”.

È sorta da più parti la polemica sul fatto che anche le donne perseguitano, picchiano e uccidono i loro compagni e che quando si tratta di uomini uccisi non si dà la stessa importanza che viene data in caso di femminicidio.  In sostanza molti uomini evidenziano come le loro denunce non vengano prese in considerazione nemmeno dalle forze dell’ordine. Vero. Ma è proprio quello che lamentano molto spesso i parenti delle vittime: “Aveva denunciato e non è stata ascoltata, nessuno è intervenuto”.

Fermo stando che numericamente restano sempre molte di più le donne che perdono la vita, non solo, spesso i loro compagni non si accontentano e uccido persino i loro stessi figli, occorre ammettere che l’inutilità della denuncia vale per entrambi i sessi.

Il problema, quello più urgente da risolvere, sta proprio nel momento in cui donne o uomini si presentano alle forze dell’ordine per denunciare il sopruso, la minaccia, la violenza, là da dove dovrebbe partire la tutela, non della donna, non dell’uomo, ma dell’essere umano, o ancor meglio del cittadino.

Uomini e Donne dovrebbero fare fronte comune in questo, invece di dividersi e litigare, o fare patetiche e infantili gare a chi è più cattivo o più “esasperante”.

Nello stesso momento in cui almeno quattro donne perdevano la vita, un tabaccaio veniva denunciato per essere scappato con un gratta e vinci. Le efficientissime forze dell’ordine si sono mosse immediatamente e nel giro di poche ore hanno raggiunto l’uomo, l’hanno arrestato, l’hanno (giustamente) messo in prigione e restituito il gratta e vinci, del valore di 500mila euro, alla legittima proprietaria.

Cosa vuol dire questo?

Che quando c’è la volontà, le forze dell’ordine riescono a rendere giustizia al cittadino.

Perché questo non funziona quando una donna o un uomo denunciano una violenza? Dobbiamo forse pensare che intervengano solo in caso ci sia un certo malloppo da recuperare?

Il problema è lì, inizia lì, per gli Uomini e per le Donne. E allora perché invece di litigare fra noi non ci uniamo per la giustizia di tutti? O per fare in modo che polizia e carabinieri tutelino l’incolumità dei cittadini e non solo quando vengono derubati di grosse vincite?

Cosa si sbaglia quando si va a denunciare una violenza o una preoccupante persecuzione?

Forse invece di denunciare i propri compagni per questi reati, per ottenere il loro intervento, dobbiamo fare o dire qualcosa di diverso?

Uomini e Donne restiamo uniti e combattiamo insieme quello che è il vero problema o quantomeno uno dei problemi, iniziamo da lì.

Quando subite una violenza o un maltrattamento o una persecuzione, andate dai carabinieri e denunciate il vostro compagno/a o il vostro ex, dite a chiare lettere, urlate con quanto fiato avete in gola che vi “ha rubato il gratta e vinci”.

 

Articolo a cura di Stefania de Girolamo

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