Per non dimenticare Luana, uccisa con una coltellata alla gola

La mattina del 4 settembre 2020 è stata trovata morta Luana Rainone, 31 anni, originaria di Sarno, in mezzo alle campagne di Poggiomarino, in provincia di Napoli.

Luana era sposata e aveva una bambina. Era sparita dal 23 luglio, il pomeriggio era uscita di casa per fare delle commissioni, a San Valentino Torio in provincia di Salerno, aveva spento il cellulare e non era più tornata. Il marito denuncia la sua scomparsa e i Carabinieri avviano un’inchiesta.

Le indagini si concentrano su un conoscente di Luana, Nicola Del Sorbo, originario di Angri, di 34 anni, pregiudicato con due condanne per violenza privata, una delle quali sulla suocera. Separato, con sette figli a carico: quattro con l’ex moglie, tre con l’ultima compagna che, insieme ai bambini, era stata trasferita dai servizi sociali in una casa-famiglia a causa delle condizioni di povertà in cui vivevano.

L’uomo, durante un primo interrogatorio, nega di averla vista e sentita quel giorno e si contraddice su una serie di elementi. Ma i tabulati telefonici confermano che quel giorno i due si erano contattati e una registrazione video mostra la ragazza recarsi alla sua abitazione.

Nell’interrogatorio di settembre il Del Sorbo, messo alle strette dalle prove raccolte, confessa il delitto e porta i Carabinieri nel luogo dove aveva nascosto il corpo, un pozzo situato dietro un casolare della sua famiglia dove viveva, alla periferia di Poggiomarino. Il cadavere era avvolto da coperte e sacchi e si trovava in un avanzato stadio di decomposizione.

Ammette che lui e Luana avevano una relazione extraconiugale e che quel 23 luglio avevano litigato, perché lei voleva che lui lasciasse la compagna e andasse a vivere con lei e voleva rivelare alla moglie dell’uomo la loro relazione. La lite degenera e lui, alterato anche da sostanze stupefacenti, la accoltella alla gola e poi butta il cadavere nel pozzo.

Il Del Sorbo viene condotto in carcere con l’accusa di omicidio volontario, nonché di occultamento del cadavere. Dice di aver compiuto il gesto in un momento di rabbia, che non voleva ucciderla. All’inizio aveva provato anche a tamponare la ferita, ma non c’era riuscito.

Il 2 marzo 2021 la Corte d’Assise di Napoli lo condanna a 25 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere e viene accolta l’istanza della difesa di riconoscere le attenuanti generiche.

Per non dimenticare Luana Rainone.

 

Articolo a cura di Lucia Ottavi

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