Per non dimenticare Sabrina, uccisa per aver rifiutato un’avance sessuale

Nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2020 scompare Sabrina Beccalli, di 39 anni, separata, residente a Crema. La sera aveva accompagnato a Milano il figlio di 15 anni a casa di amici, con i quali si era data appuntamento il giorno dopo per pranzare in un parco acquatico ad Antegnate nel Bergamasco.

Ma Sabrina non si presenta all’appuntamento e di lei si perdono le tracce.

La sua auto, una Fiat Panda, viene ritrovata bruciata la sera di Ferragosto in una strada sterrata in mezzo alla campagna. Nell’abitacolo dell’auto ci sono alcuni resti carbonizzati e inizialmente si pensa a un cane. Gli abitanti della frazione di Vergonzana segnalano l’auto in fiamme ai vigili del fuoco e dai controlli riescono a risalire alla proprietaria del veicolo, ma non riescono a rintracciarla.

Si apre un’indagine, vengono interrogati tutti i parenti e i conoscenti della donna scomparsa, e il 18 di agosto viene fermato un suo conoscente, Alessandro Pasini, di 45 anni, con le accuse di omicidio e distruzione di cadavere. Tossicodipendente, con precedenti per spaccio di droga, rapina e resistenza, è stato incastrato dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza collocate ai varchi elettronici di Vergonzana, che lo ritraggono guidare l’auto della vittima, parcheggiarla in zona nel pomeriggio e poi ritornare sul posto qualche ora dopo con il monopattino.

Durante l’interrogatorio l’uomo si avvale della facoltà di non rispondere. Ma di fronte al giudice per le indagini preliminari il 21 agosto, messo alle strette dai video registrati, ammette di aver incontrato la vittima e di aver consumato con lei degli stupefacenti, poi Sabrina sarebbe morta per l’overdose di un mix di cocaina ed eroina. Per sbarazzarsi del cadavere, lo avrebbe poi bruciato nell’auto.

L’ipotesi è che Sabrina aveva passato la notte in un bar di Crema, poi il Pasini l’aveva portata nella casa della sua ex, fuori città per le vacanze, di cui aveva le chiavi. Qui avrebbero passato alcune ore insieme, consumando delle droghe poi, intorno alle cinque del mattino, lui l’avrebbe trovata in bagno stroncata da un malore, morta di overdose. Gli investigatori, però, non ci credono e pensano piuttosto a un rifiuto di avances sessuali dal quale sarebbe scoppiata una “lite”. Idea sostenuta dal fatto che lo stesso Pasini avrebbe confessato di aver provato ad avere un rapporto sessuale con lei e, poi, perché l’uomo sarebbe già stato denunciato in precedenza dalla sua ex per violenza sessuale. Oltretutto, per cancellare le tracce nell’abitazione della sua ex, il Pasini confessa di aver cercato di provocare un’esplosione tagliando un tubo del gas. I vigili del fuoco intervengono, evitano un grave incidente e mettono in sicurezza la struttura dove il gas era rimasto in circolo per quattro giorni.

Il gip dispone la custodia cautelare in carcere per il Pasini, ritenuto un individuo pericoloso, in quanto dopo aver commesso l’omicidio era pronto a provocare una strage con il gas.

In seguito, approfondendo gli esami sui resti ritrovati dell’auto, si scopre che appartengono a un essere umano e con l’esame dei denti si riconosce Sabrina. La perizia del maggio 2021 stabilisce che non è possibile accertare dinamica e causa del decesso. Sabrina, prima di morire aveva assunto cocaina, ma non si sa in che quantità. È poi stato rinvenuto un trauma meccanico alla mandibola e alla mascella provocato da un colpo violento o una caduta.

Per non dimenticare Sabrina Beccalli.

 

Articolo a cura di Lucia Ottavi

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