Reporter per un giorno: “Il giro corre sul filo”

Reporter per un giorno” è la nuova iniziativa di RCS Sport che ha come obiettivo quello di avvicinare i ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado al mondo del giornalismo, della scrittura sportiva e della fotografia, attraverso il loro coinvolgimento alle gare di ciclismo e analizzando le grandi firme storiche che negli anni hanno documentato ed emozionato tantissimi appassionati.

Riceviamo e pubblichiamo uno degli articoli e delle foto vincitori del progetto “Reporter per un giorno”. Stiamo parlando del Liceo Statale Benedetto Croce di Avezzano (AQ) e delle studentesse Valeria Di Stefano e Vincenzina Camardese, vincitrici rispettivamente per la categoria “Giornalismo” e “Fotografia”. Queste due ragazze saranno impegnate nel Giro d’Italia in veste di “Reporter per un giorno”.

Di seguito l’articolo e le foto che hanno vinto il contest territoriale del progetto.

Giro d’Italia cresce l’attesa per la partenza della Corsa Rosa

Il giro corre sul filo

Dall’8 al 30 maggio prossimo la manifestazione che ogni anno contribuisce a scrivere un pezzo della nostra storia

“La Corsa Rosa è da sempre un punto di riferimento per l’Italia e per tutti gli Italiani; è entrata a far parte della storia di questo stupendo paese sin dalla sua prima edizione, nel lontano maggio 1909 e da allora ne accompagna fedelmente successi e sconfitte. Fu proprio il Giro la prima competizione sportiva ad essere disputata dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, riuscendo dove anche il calcio aveva fallito, grazie alla sua capacità di entrare nelle case del popolo e di portarlo con sé in un viaggio senza tempo.
Lo sport che va alla gente, lo sport che, seppur in ritardo, non si ferma neanche davanti ad una pandemia; è questa una delle caratteristiche che intrecciano indissolubilmente la storia della Corsa con quella dell’Italia, la sua ciclicità.
L’attesa del Giro per me è sempre stata tradizione. Sin da quando ero piccola sapevo che spesso, dai primi di maggio, avrei trovato papà sul divano intento a seguire una tappa, in un silenzio quasi religioso che rompeva soltanto per richiamarmi con il solito “Guarda Vale, sono partiti!” quando i più forti iniziavano la fuga. Adesso ho quasi 18 anni e l’attesa per la partenza della Carovana rosa mi trasmette come un senso di sicurezza; in un periodo storico che ci ha tolto tutto, che ha stravolto completamente le nostre vite, so che in ogni caso, per quei venti giorni l’anno sarò sul divano con papà a scommettere su chi sarà il più veloce.
Il Giro d’Italia è anche territorio, un’ occasione per mostrare a tutti le meraviglie del paese più bello del mondo. Attraversando ogni anno le città e i luoghi più importanti della penisola, infatti, questa manifestazione fa risplendere il territorio italiano come pochi altri eventi riescono a fare; ma non si ferma lì. La Corsa si trasforma, infatti, nella proiezione dell’Italia intera, quella vera, quella spesso dimenticata dai libri di storia; terra di gente umile che è sempre stata lasciata indietro da tutti, ma mai dal Giro che, al contrario, se c’è da aiutare, si rimbocca le maniche. Basti pensare all’edizione del 2010 che scelse L’Aquila, ancora devastata dal sisma dell’anno precedente, come città di arrivo della dodicesima tappa. Ho assistito personalmente a quell’arrivo e, sebbene non ricordi il nome del vincitore, il senso di rinascita dal quale la città era pervasa è ancora ben impresso nella mia memoria.
L’edizione di quest’anno è ancora più importante, non si tratta, infatti, della rinascita di una città, ma di quella di un Paese intero che, grazie al Giro, manda un messaggio ben preciso a questo nemico invisibile che è il Covid19, scrivendo sulle sue stesse strade “Vedi? Anche questa battaglia l’ho vinta io”. Mai come oggi sono vere le parole del celebre Candido Cannavò che, parlando del Giro d’Italia, lo definiva come “il sottile filo rosa che tiene insieme un popolo altrimenti diviso da troppi egoismi”. Se non sono i troppi egoismi è una pandemia a tenere oggi divisi gli Italiani, ma nonostante ciò il significato delle parole di Cannavò è sempre lo stesso: anche quest’anno, come tutti quelli precedenti, sarà quel sottile filo rosa a ricucire e tenere insieme l’Italia, ripercorrendo le fila di una tradizione ormai inscindibilmente intrecciata alla storia di ognuno di noi”.

Complimenti alle studentesse, ai docenti e alla Prof.ssa Paola Colagrande, coordinatrice del progetto.

 

Articolo a cura di Lucia Ottavi

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