Caso Ciro Grillo: I ragazzi della Genova ''bene''

Da quasi due anni ormai si era in trepida attesa di una dichiarazione di Beppe Grillo in merito alla vicenda che vede coinvolto il figlio Ciro e altri tre ragazzi della Genova “bene”, avvenuta nel luglio 2019 nella villa del noto comico e politico in Costa Smeralda: uno stupro di gruppo.

Dopo mesi di indagini si decide finalmente per il rinvio a giudizio, e come si può immaginare ci saranno pur state delle buone ragioni, basate a quanto pare soprattutto sull’esaminazione di un video. Come il branco di un altro clamoroso crimine ai danni di una ragazza avvenuto in Spagna, qualcuno di questi bravi ragazzi testimonia così la sua bravata. Se ciò che mostra tale video a Grillo appare come cosa normale, un semplice e mero divertimento di quattro giovani spensierati, così non ha ritenuto la Procura di Tempio Pausania e, forse, ne ha ben donde.

Non è poi così scontato affermare che ci sarebbe da vergognarsi, come genitori, solo per il fatto che i propri figli di diciannove, vent’anni non trovino niente di meglio da fare per divertirsi che scolarsi della gran vodka: “si divertono… in mutande… saltellano col pisello così”, sostiene Grillo; coronare quindi la serata con una notte di sesso sfrenato viene fatta apparire come qualcosa di lecito, qualcosa nei pieni diritti di giovani uomini spensierati.

Caro Grillo no, non è poi così normale, i nostri giovani per fortuna non sono tutti così, in molti hanno divertimenti molto più sani.

La violenza e l’aggressività con la quale si è espresso il noto personaggio genovese, la dice davvero lunga, così come la dice lunga la totale mancanza di rispetto per una ragazza che ha avuto coraggio da vendere, perché diciamolo, unitamente a tutte le remore che può avere una donna prima di decidere di denunciare una violenza, la pudicizia, il senso di vergogna, la paura di essere giudicata, qui oltre a tutto questo si trattava di mettersi contro il figlio di una persona potente, a livello economico come politico.

Ancora, il suo ripetere la frase “stupratori seriali” dà egualmente da pensare: questo nessuno l’ha detto, Beppe, nessuno l’ha scritto, l’ha pensato, ma le tue parole mi hanno messo la pulce nell’orecchio. Forse è già accaduto qualcosa di simile di cui noi non siamo a conoscenza? Certo tu conosci tuo figlio meglio di noi, tanto da chiamarlo “stupratore seriale” più e più volte durante la registrazione del tuo video violento.

L’aggressività del tono e delle parole di un padre fan ben comprendere la violenza dei figli, e se prima qualche dubbio era dovuto, grazie a te ora si è dissolto.

Forse, questo processo sarà diverso, forse la ragazza o le ragazze otterranno giustizia, ma resterà in tal caso il dubbio di una ennesima strumentalizzazione, il dubbio che di giustizia non si tratterà, bensì di meri quanto insulsi interessi politici.

 

Articolo a cura di Stefania de Girolamo

 

 

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