"Mia figlia Elena è morta, ma non mi ha mai lasciato"

“Mia figlia Elena è morta, ma non mi ha mai lasciato.

Lottiamo insieme per salvare più vite possibili “

 

Elena è splendida.

Guarda il mondo attraverso i suoi meravigliosi occhi verdi.

Ha 25 anni, la maturità di una donna adulta e l'entusiasmo di una ragazzina.

Ha il cuore puro pronto ad aiutare chiunque ne abbia bisogno. Elena non lascia indietro nessuno.

È inarrestabile, piena di vita, ha sempre mille idee per la testa, un'infinità di progetti che prendono forma e riescono sempre a diventare qualcosa di concreto.

Ogni tanto mamma Graziella ci prova a dirle di stare un po' tranquilla, ma la natura stessa di Elena la porta a cercare sempre nuovi scopi.

Poi c'è la sua passione.

È solo una ragazzina quando sale per la prima volta in sella.

Per lei la moto non è solo un mezzo di trasporto, è un'amica con la quale vivere mille avventure, percorrere con fiducia strade vecchie e percorsi tutti da scoprire. La tratta con rispetto, ne conosce la potenza e la guida prestando sempre la massima attenzione.

Elena è una ragazza giudiziosa, scrupolosa, non lascia mai nulla al caso.

Sa perfettamente come comportarsi, conosce i rischi, mantiene sempre un comportamento corretto perché sa dare valore alla sua vita e a quella degli altri.

Quelle radici però sembrano parte di un percorso ad ostacoli, spaccano persino il manto stradale, Elena non se le aspetta, perché lì in mezzo alla carreggiata non devono esserci. La moto si impunta.

Un attimo prima il cuore batte poi il silenzio di una vita stroncata.

Il corpo di Elena resta lì, circondato dalle radici che sbucano da sotto terra, sul freddo asfalto di una strada di Roma. L'Ostiense.

È il  6 Maggio 2018.

Mamma Graziella  riceve una strana telefonata da suo fratello che le chiede dove sia e le comunica che qualcuno la sta cercando. È un messaggio sconnesso, frettoloso,  senza spiegazioni e le fa nascere dentro una sensazione di angoscia e intima paura.

In quel momento  sta per entrare in un ristorante, ma un istinto le impedisce di essere tranquilla. Si ferma davanti alla porta e aspetta.  Poco dopo aver ricevuto la chiamata, vede arrivare e fermarsi davanti a lei  una macchina della polizia.

La mente pensa, il cuore non vuole dare ascolto al terrore che cresce e diventa presenza tangibile.

“Sua figlia...”

“Portatemi all'ospedale”

“No signora deve venire in commissariato”

“Perché? Perché in commissariato? Se  mia figlia ha avuto un incidente io devo andare in ospedale”..

Graziella  segue la pattuglia fino al distaccamento di polizia . Lì gli agenti pronunciano  le parole che nessun genitore dovrebbe mai ascoltare.

Quando capisce che non sentirà mai più il calore dell'abbraccio di sua figlia, quando le dicono cosa è accaduto , Mamma Graziella  vuole vedere il posto esatto dove Elena  ha smesso di respirare.

Vuole vedere cosa, chi, le ha portato via la sua bambina.

Sull'asfalto ci sono ancora i segni, le rilevazioni fatte. Quei colori impressi sul selciato sono ferite che dilaniano, che non perdonano.

Non può finire così.

Elena non si arrende mai. Elena combatte sempre. Elena non lascia indietro mai nessuno.

“Ora mia figlia è al sicuro, nulla può farle del male adesso, ma gli altri? Cosa succederà alle persone che passeranno su quella stessa strada e su tutte le altre? Sono tutti in pericolo. Qualcosa deve cambiare, bisogna fare in modo che le cose cambino.”

Sono queste le parole che Graziella mi consegna, questi i pensieri che l'hanno attraversata.

Il bisogno attraverso il dolore di aiutare gli altri. La forza di agire perché gli altri possano vivere grazie anche all'aiuto di Elena.

Graziella fa il primo passo nella sua battaglia per la sicurezza stradale.

Ha un'idea semplice e inizia a condividerla sui social.

Ciascun cittadino può fare la differenza. Basta comprare una semplice bomboletta spray  e quando si cammina o si viaggia se si nota una buca la si segnala circondandola di un luminoso colore giallo. Il suggerimento di Graziella fa il giro del mondo, la contatta persino uno dei più importanti giornali giapponesi per poter scrivere del suo impegno e raccontare di Elena. Le persone iniziano a segnare le buche e il suo diventa più di un messaggio. L'atto di evidenziare la presenza di  una buca è di fatto una vera e propria segnalazione che per legge stessa deve avere un seguito, deve essere ascoltata e risolta. Iniziano a chiamarla ovunque, e il suo impegno ha un riscontro talmente potente da farla essere convocata a più alti livelli politici.

Ancora non basta.

Quello che è successo ad Elena non deve più accadere.

Parte l'azione legale.

Per la prima volta in Italia sul banco degli accusati finiscono  i gestori delle strade.

Sono 6 i funzionari del Comune di Roma e 2 i rapresentanti delle ditte con l'appalto alla manutenzione, ad essere chiamati a giudizio.

Ancora non basta.

L'autopsia di Elena rivela che il suo corpo è stato martoriato dal guardrail e Graziella inizia anche questa battaglia. Fa un appello all'allora  Ministro delle Infrastrutture Toninelli ,dal quale viene  ricevuta più volte. I loro incontri portano l'Italia  a essere la prima nazione europea ad avere una legge sui guardrail  salvamotociclisti.

Elena è stata capace di fare anche questo.

È riuscita a riunire sotto la sua bandiera, gruppi di motociclisti da tutta Italia.

Ce n'erano più di mille il 12 Maggio al suo funerale.

La chiesa dove si è svolta la funzione ha un affaccio sulla piazza e quando Graziella è uscita e ha guardato giù, ha visto una distesa di moto venute a salutare la sua bambina, a testimoniare la solidarietà, l'impegno nel voler cambiare un sistema che troppo spesso lascia i suoi cittadini morire.

Ci vuole una presa di coscienza civile perché possano cambiare le cose, ci vuole l'impegno di ogni singolo cittadino.

Sono tantissime le lotte che Graziella sta portando avanti.

Ad oggi è riuscita a redigere assieme ai motociclisti, a depositare in cassazione e a portare in parlamento, un disegno di legge che dia degli incentivi per l'acquisto degli airbag 

salva motociclisti. Un giubbotto che si gonfia in caso di impatto e protegge le parti vitali.

Parla a platee di studenti dell'importanza della sicurezza stradale, organizza convegni nazionali, giornate delle vittime della strada e molto altro ancora.

C'è una cosa in particolare che Graziella continua a ripetere mentre parliamo.

“Io lavoro per delega di Elena e da quel giorno, da quel 6 Maggio 2018, portiamo avanti, insieme, la battaglia per la sicurezza di tante persone”

Elena è andata avanti, come ha sempre fatto.

Sua mamma Graziella lavora per suo conto.

Insieme stanno lottando perché le strade possano essere più sicure, perché le persone possano rendersi conto che basta  un attimo per fare la differenza tra il vivere e il morire.

 

Articolo a cura di Viviana Donadello

 

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