“Dio vi benedica”, la scritta sull’elicottero della guerra

Il Papa con un'accorata preghiera a Maria si commuove e commuove l'umanità, prega per i bambini, per le famiglie, per i giovani, per tutto il popolo ucraino da mesi in grave sofferenza, così come da mesi i popoli chiedono pace, non solo in Ucraina, ma in tutti quei Paesi che da anni, troppi, vivono situazioni al limite, nella più totale indifferenza delle classi politiche europee e non solo.

Un preoccupante e tragico esempio di voci inascoltate, di assurde contraddizioni, di interpretazioni personalizzate di leggi che dovrebbero non solo contrastare, ma tutelare quell'articolo della nostra costituzione che sancisce che l'Italia “ripudia la guerra”, è quel che avviene nel porto della mia città, Genova, dove ogni parola e ogni azione sembra piuttosto voler tutelare il traffico di armi.

Da diversi mesi i portuali, alcune associazioni pacifiste e l'Arcidiocesi stanno ripetutamente denunciando quel che avviene nel porto genovese, dove le navi della Bahri - società di trasporti e logistica vettore marittimo nazionale dell'Arabia Saudita con sede a Riyad e rappresentata in Italia da Delta Agenzia Marittima del Gruppo Gastaldi – fanno scalo, scaricano e caricano armi di ogni genere.

Già nel gennaio 2022 la Bahri Yanbu approda nel porto di Genova dopo aver fatto scalo negli Usa a Houston e Dundalk, in Spagna a Segunto e da Genova andrà a Iskenderun in Turchia.

Ad aprile il Calp, Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali, ha denunciato ancora una volta questo traffico di materiale bellico, organizzando uno sciopero per dire no a ogni guerra e fermare il transito di navi della morte, quando la Bahri Jeddah approda carica di M1 Abrams di produzione statunitense già armati. Nonostante denunce, istanze e manifestazioni il presidente del porto Signorini non risponde né ai portuali né tanto meno ai Vescovi di Genova e Savona e gli unici controlli che vengono fatti in porto sono sui lavoratori stessi per impedire che verifichino e dimostrino la presenza del materiale.

Le autorità portuali dichiarano inoltre che in assenza di una precisa segnalazione di pericolo per la vicinanza di materiale esplosivo, non solo non rispondono alle richieste della società e della Chiesa contro il traffico di armi, ma lasciano ai lavoratori l'incombenza di dimostrare tale pericolosità, i quali sfidano  il sottosegretario Di Stefano, che sostiene che non si possa impedire l'attracco delle navi Bahri e pur se lo stesso Di Maio ammette finalmente che queste navi trasportano armi provenienti dagli Stati Uniti e dirette in Arabia Saudita ritiene che questi transiti non violino la legge 185/90, che vieta tale traffico soprattutto verso Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l'embargo (l'emendamento del Parlamento Europeo contro la coalizione saudita è stato approvato il 26 febbraio 2016) per il semplice fatto che le merci non sono maneggiate dai lavoratori italiani e che l'Italia non può intervenire visto che a imbarcare o sbarcare le armi sono soggetti non residenti nel nostro territorio e che non varcano la  nostra dogana, motivo per il quale a nessuna autorità genovese è possibile verificare quel che accade.

Le leggi come è già avvenuto in passato al tempo della guerra in Libia, vengono quotidianamente aggirate e il traffico di armamenti di fabbricazione italiana, polacca, canadese, statunitense, francese vengono utilizzati in Yemen, conflitto definito “la guerra sporca dello Yemen”, specialmente contro la popolazione civile, non solo continua, ma sembra anche intensificarsi. 

Il Calp collettivo, rivolgendosi questa volta al governo Meloni, il 6 novembre scorso pubblica le immagini della stiva della nave Bahri, denunciano un pericoloso aumento non tanto della frequenza, ma della quantità del carico, soprattutto di carri armati e elicotteri Apache che non sono soltanto destinati all'Arabia Saudita ma anche all'Iran, dove l'escalation di violenza partita dalla manifestazione delle donne, sembra destinata a sfociare in una nuova guerra civile. In un video pubblicato recentemente dai nostri valorosi portuali, un lavoratore insiste sulla questione e rimane atterrito dalla scritta Dio vi benedica sugli elicotteri proprio poco sopra la mitragliatrice, descrivendola come una beffa a Papa Francesco che insistentemente chiede pace per tutti.

 

Articolo a cura di Stefania de Girolamo

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