Polonia e Bielorussia: “Il male corre sul confine”

Venerdì 1 luglio è stato ultimato il muro costruito dalla Polonia al confine con la Belorussia: 186 chilometri di ipocrisia e falsità, mentre l'Unione Europea con una, se possibile ancor peggiore, ipocrisia si fa portabandiera dei diritti civili, dell'inclusione, della immancabile e sempre inutile lotta al razzismo, della tutela delle minoranze. Questo sempre che le dette minoranze possano essere facili strumentalizzazioni per meri fini politico-economici, dopo essere passati in giudizio dagli onnipresenti e auto-declamati onnipotenti Stati Uniti.

Dopo avere per mesi bloccato il flusso dei migranti al confine in questione, costruendo muri di filo spinato, usando anche la forza, impedendo alle associazioni umanitarie di portare cibo, coperte e cure mediche, dopo aver lasciato morire le persone tra cui un bambino di un anno, la Polonia sembrava essersi redenta aprendo un efficace corridoio umanitario per i profughi ucraini, che come tutti sappiamo stanno scappando da una guerra che l'occidente ha fomentato quanto ha più potuto e nulla ha fatto per evitare.

Ma i migranti, the others, gli altri, quelli con la pelle scura e gli occhi neri, afghani, pakistani, iraniani, che cercano rifugio nella democratica e accogliente Europa devono essere respinti e infatti l'estate scorsa la situazione venne affrontata dalla Ue procurando a Varsavia 114,5 milioni di Euro   per contenere l'emergenza, specificando che non dovevano essere usati per costruire muri, non escludendo però la possibilità di “costruire barriere fisiche” (Eric Mamer portavoce dell'esecutivo comunitario). Un muro (immaginario?) di filo spinato venne eretto a difesa del confine, fumi lacrimogeni e cannoni d'acqua vennero utilizzati per respingere qualunque tentativo dei migranti di oltrepassarlo.

Ma nel colpevole e consapevole silenzio dei media ufficiali e non, il muro di acciaio viene costruito e ultimato: 186 chilometri per 5,5 metri di altezza, forse perché l'Europa non ha bisogno dell'Afghanistan o del Pakistan, e si guarda bene da rendere note le violenze che quotidianamente si consumano non solo in medio oriente ma anche nell'Africa Centrale e in molti altri Paesi. E non si tratta certo di razzismo: pensare che questi migranti vengano respinti perché neri a differenza degli ucraini bianchi, significherebbe fare il loro gioco, distrarci dalla realtà. L'Ucraina ha ricchezze sulle quali poter mettere le proprie zampe, mentre molti dei paesi africani sono già in balia di multinazionali che non guardano in faccia a nessuno, tantomeno ai diritti inviolabili dell'essere umano.

Per non parlare poi di coloro che più che d'altro si sono preoccupati dei 50 chilometri di muro che secondo il progetto dovevano attraversare la Bialowieza, una delle ultime foreste vergini dell'Europa, patrimonio mondiale dell'Unesco, pur se la Polonia ha garantito che avrebbe lasciato passaggi per gli animali nei corridoi di migrazione naturale. Vista la neo-concezione dell'uomo, corpo mortale e null'altro, considerato al pari dell'animale se non di meno, si legge una vera e propria contraddizione: le migrazioni umane per coerenza dovrebbero essere tutelate tanto quanto, pur se di naturale hanno ben poco, perché sono volute, decise, incoraggiate dall'uomo stesso; si tratta però questa volta di altro uomo, il superuomo, l'uomo di potere, politico, economico, sociale, portatore e servo del male.

Essendo quindi la migrazione da Siria, Afghanistan, Iraq, Yemen per nulla naturale e non così chiaramente imputabile al Putin neo-zar, neo-dittatore, neo-nazista, neo-nemico numero uno degli Usa, il muro andava eretto: al confronto il vecchio muro di Berlino appare un'inezia nemmeno più degna di nota nei libri di scuola. E sui nemici numero uno degli States ci sarebbe molto da dire, da Gheddafi a Bin Laden, da Saddam Hussein a Kim Jong-un, ma la lista è lunga: dopo l'uccisione di alcuni di loro, in taluni casi barbara, nonostante la ben nota supremazia democratica e civile dei loro assassini, le situazioni dei Paesi cui appartenevano non hanno certo conosciuto pace.

Nell'epoca delle divisioni questo muro potrebbe diventarne il simbolo, soltanto se qualcuno lo vedesse, ne parlasse e si accorgesse che è frutto del male che ormai impera nell'uomo.

 

Articolo a cura di Stefania De Girolamo

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