Luna Rossa (Episodio 19)

Maddalena giunse al Gabbiano Azzurro, un delizioso albergo sul mare appena fuori Catania. Il sole era ancora alto e una leggera brezza marina, che profumava di macchia mediterranea e di scoglio, muoveva piccole onde che, dolcemente, si infrangevano sulla piccola spiaggia bianca. Il terrazzino della sua stanza si affacciava sul mare e il suo suono riusciva a lenire il dolore di Maddalena e a carezzare la sua anima ferita. Voleva immergersi in quel mare come in un antico culto misterico greco in cui si celebrava il ritorno della dea Persefone dagli Inferi per ritrovare sua madre Demetra, dea della natura. Quel mito l’aveva sempre affascinata: una figlia rapita da Ade, dio degli Inferi, e una madre che la cerca per mesi disperatamente, in un peregrinare di luogo in luogo sino a quando decise di non far fiorire più nulla se non le fosse stata resa la figlia. A lei, invece, non sarebbe mai stata resa la madre, ma almeno il suo ricordo le sarebbe rimasto tra le pagine di quel libro di fiabe e di quella magica luna rossa che può far tornare in vita chi non c’è più. E forse era un messaggio di sua madre, per dirle che non l’aveva mai lasciata e vegliava su di lei.

Erano stati giorni pesanti, ma non sentiva più quel senso di inadeguatezza e di vuoto che l’avevano accompagnata sin dall’infanzia. La tempesta di emozioni che l’aveva investita, dopo le rivelazioni di Agatina, l’aveva tirata fuori dalle sabbie mobili in cui era immobilizzata da anni. Infilò un accappatoio sopra il reggiseno e slip di maglia nera e raggiunse la spiaggia, fregandosene di non avere il costume, e sentì una sensazione di libertà mai provata prima mentre si immergeva in quell’acqua tiepida che il sole, verso il tramonto, tingeva di bagliori dorati.

Eleonora Staiano raggiuse Rimbocchi sotto un violento temporale. Quella mattina anche il cielo di Arezzo era nuvoloso, ma in quella vallata circondata da montagne e vicino al monastero della Verna, sull’omonimo monte, nuvole piene di pioggia e un vento forte avevano reso il paesaggio quasi invernale se non fosse stato per gli alberi ormai carichi di foglie verdi. Non le restava che aspettare in auto che il temporale finisse e ne approfittò per fare delle telefonate di lavoro e chiamare Anna Ridolfi.

“Buongiorno Anna come sta?” domandò Eleonora.

“Avvocata Staiano, grazie a Dio sto molto meglio, ho cominciato a camminare con le stampelle e la mia spalla, grazie ad un fisioterapista bravissimo, è quasi guarita. Solo che a volte ho paura che quel mostro abbia la meglio e che sia io a diventare l’accusata” rispose la donna.

“Mi scusi Anna se non sono passata, ma le assicuro che sto lavorando per lei e sappia che io non mollo, mi creda. Ma lei mi deve promettere di stare tranquilla o almeno di provarci, in settimana passo da lei”.

“Grazie avvocata, proverò a fare come dice e la ringrazio per quello che sta facendo per me, non mi sento più sola, a presto” rispose Anna con la voce rotta dall’emozione.

Ormai il temporale si era allontanato, ma l’aria si era molto raffreddata. “Meno male che in questa macchina c’è di tutto” pensò Eleonora ricordandosi che nel bagagliaio c’era una giacca a vento invernale che aveva ritirato dalla lavanderia tempo prima e che si era dimenticata di portare a casa.

Si avviò verso il centro del paese e si fermò in un bar per prendere un caffè e per raccogliere informazioni: “Vada dalla Tina qui accanto, sono tantissimi anni che ha il negozio di alimentari, lei conosce tutti” rispose il barista al quale aveva chiesto se conoscesse una certa Daniela che aveva abitato in quel paese.

“Certo che la conosco, disse Tina una donna  anziana che indossava un grembiule candido. Scommetto che lei è venuta per la casa in vendita della Danielina Ciolfi. È fortunata signora, perché le chiavi le ho io. Un mese fa è venuta da Firenze, lei ormai abita lì da una decina di anni, i suoi genitori sono morti a poca distanza l’uno dall’altro, e alla fine ha deciso di vendere. Se la casa le interessa può telefonare lei stessa a Daniela.

 “Certo che mi interessa vederla!”, esclamò Eleonora sentendosi davvero fortunata di aver trovato chi cercava senza dare troppe spiegazioni.

La casa in pietra si trovava in una piazzetta poco lontana e aveva un grande giardino dal quale si vedeva il monte della Verna avvolto da una coltre di nubi oscure che ne coprivano la cima.

“La casa mi interessa, può darmi il numero della signora Ciolfi, ma non capisco come si faccia a vendere una casa così bella in questo posto incantevole”.

“Non me lo spiego neanche io” rispose Tina. “Danielina, in paese la chiamavamo così, era innamorata di questo posto ma dieci anni fa, da un giorno all’altro, ha lasciato il lavoro a Socci e si è trasferita a Firenze, dove aveva trovato un lavoro migliore. Veniva regolarmente a trovare i genitori, ma era diventata strana, come se non fosse più lei: era dimagrita tantissimo e quando veniva i fine settimana non vedeva quasi più nessuno, era sfuggente. Poi, mesi fa, mi disse che voleva vendere la casa e non è più tornata”.

Eleonora ringraziò Tina e prese il numero di Daniela, che adesso aveva un cognome e un numero di telefono. …continua.

 

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

 

LEGGI ANCHE:

LUNA ROSSA (EPISODIO 18)

 

Condividi