Luna Rossa (Episodio 16)

Ormai il sole era tramontato e creava come una strada dorata tra l’orizzonte e il mare. Maddalena lasciò a malincuore quel paesaggio tranquillo e riprese il viaggio verso il paese di Agatina che già poteva scorgere arrampicato sulla collina di fronte a lei. Arrivò che era quasi buio e si diresse verso la casa che si trovava appena fuori il paese.

“Venite, Venite Signora Maddalena, è tutta “à jurnata ca vi chiama”, aveva paura di morire senza avervi visto” disse Santa piangendo mentre l’accompagnava in camera di Agatina.

“Picciridda, picciridda mia” disse con un filo di voce, “credevo di morire senza poterti parlare ma il Signore è stato misericordioso e mi ha concesso ancora qualche ora. Tu vai Santa, lasciami sola con Maddalena e chiudi la porta” disse Agatina che sembrava quasi sparire, da quanto era dimagrita per la malattia, in quel grande letto con le lenzuola ricamate del suo corredo mai usato.

Non si era mai voluta sposare e con i suoi risparmi aveva rimesso a posto la casa dei suoi genitori. Da quando si era ammalata la nipote Santa e il marito erano andati a stare con lei. Non era vecchia Agatina, ma i suoi capelli che una volta erano di un nero corvino erano diventati candidi quando gli erano cominciati a ricrescere dopo la chemioterapia che aveva subito. Purtroppo, la malattia si era ripresentata e questa volta le era stata fatale.

“Avvicinati, siediti qui vicino e dammi la mano, mi è rimasta poca voce” disse Agatina, “ma quello che devo dirti è troppo importante e non volevo morire senza averti rivelato la verità su tua madre e sulla sera in cui successe l’incidente”.

Maddalena ebbe un tuffo al cuore, come se stesse per aprirsi una porta sul passato e provò ancora una volta quel senso di angoscia che l’aveva accompagnata per tutta la vita.

“Picciridda, non mi resta molto tempo e a Dio ho confessato i miei peccati, ma ce n’è uno grande che ho fatto contro di te e tua madre”.

“Ma cosa puoi aver fatto tu contro me e mia madre?” rispose Maddalena tenendo stretta la mano fredda di Agatina.

Lei scosse la testa e disse: “Io ho visto figghja mia, ho visto ma non ho parlato, sono stata zitta per paura mentre quella poveretta consumava la sua agonia. Tua madre non era una malata di nervi. Me la ricordo all’inizio con quei capelli biondi, ricci, sciolti sulle spalle, quei suoi vestiti eleganti e quel sorriso che come un sole illuminava ciò che aveva intorno. Poi cominciarono a succedere cose e tutto cambiò”.

“Che cose?” domandò Maddalena con un filo di voce e un nodo alla gola che non la faceva quasi respirare.

“La sentivo sempre piangere, singhiozzava mentre lui la colpiva, l’insultava. Poi silenzio, e l’avvocato, to patri, ci diceva che la signora Elena aveva avuto uno dei soliti attacchi e restava in camera. Una notte, mentre aspettava te, fu chiamato il medico di corsa perché era caduta. Povera signora, cadeva sempre per via dei tranquillanti ci dicevano, ma non era vero”.

Maddalena ascoltava impietrita con quella stessa angoscia che provava nel suo sogno ricorrente in cui si sentiva il pianto disperato di una bambina in quell’aria buia di tempesta, illuminata da una strana luna rossa.

Agatina, nonostante fosse alla fine, continuava a raccontare e sembrava che avesse conservato le sue ultime energie vitali per svelare quella verità terribile che si portava dentro da una vita.

“Volevo parlare picciridda mia, ma ho avuto paura. Chi avrebbe creduto a una serva ignorante e menza scimunita, come mi chiamava tua zia Rosina, che si metteva contro un avvocato famoso e una famiglia potente? Quella maledetta notte sentii oggetti che cadevano e urla che provenivano dagli appartamenti dei tuoi genitori. La signora Elena piangeva, mentre l’avvocato le gridava: ‘Sei la solita deficiente ti avevo detto di non uscire’, ‘sono andata in chiesa, Alfio, era presto e non c’era ancora nessuno’ cercava di dirgli, ma lui continuava a urlare. Mi avvicinai a quella porta semichiusa, da cui filtrava luce della stanza da letto, e fuori rannicchiata per terra c’eri tu, un fagottino in pigiama con un libro stretto tra le braccia. Piangevi piano, un pianto sommesso e disperato, ti presi in braccio, volevo portarti via. Tuo padre continuava a urlare mentre la prendeva a schiaffi e la scuoteva forte. Stavo per entrare per dirgli di smetterla quando sentii un tonfo e lui che cominciò a chiamare la signora che per sfuggirgli aveva inciampato su un tavolino di vetro e ferro battuto e aveva battuto forte la testa nello spigolo in marmo del caminetto antico che si trovava nella stanza. Ricordo che a quel punto corsi via con te in braccio. Sentii arrivare il medico e poi l’ambulanza e tua madre fu portata a Catania e poi da lì a Napoli, dove fu operata alla testa, ma non ci fu niente da fare. Spero che Dio mi perdoni e anche tu”.

Agatina piangeva stringendo la mano di Maddalena, immobile accanto a quella povera donna morente che per anni si era portata dentro un segreto terribile, impaurita da qualcosa di più grande di lei che non aveva potuto e saputo affrontare.

“Non ho niente da perdonarti” disse, “non agitarti”, e baciò la sua mano ormai livida. “Apri il secondo cassetto del comò, picciridda” le sussurrò con un filo di voce, mentre il suo respiro si faceva sempre più affannoso. Tra la biancheria candida che profumava di lavanda Maddalena trovò un vecchio libro di fiabe per bambini che si intitolava "Luna Rossa: storia di una principessa triste". Ebbe come un flash e si ritrovò nel sogno, era ormai certa che la voce che la salutava era quella di sua madre, perché era lei che le leggeva la storia, e forse voleva farlo anche quella notte, ma non aveva potuto. …continua

 

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

 

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